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sabato 8 giugno 2024

“Richelieu. La storia dell’uomo che cambiò la Francia” di Natascia Luchetti

Sono sempre stata affascinata dai personaggi più discussi e controversi della storia e forse, proprio per questo, sono stata attratta fin da subito da questo romanzo di Natascia Luchetti.

Armand-Jean, il quarto dei cinque figli del Grand Prévôt di Francia François du Plessis, signore di Richelieu, e di Susanne de La Porte, rimane orfano di padre all’età di appena cinque anni. 

Armand sembra condannato per la sua salute malferma a non sopravvivere all’infanzia. La madre del piccolo decide così di affidarlo alle cure di un medico donna, Eugénie de Clombert, con la speranza che la sua esperienza e le sue capacità riescano laddove tutti gli altri luminari hanno fallito. Eugénie porta con sé al castello di Chillou la figlia Ninon, sua promettente allieva. Al castello ritroverà anche Jonàs, il figlio minore, che già da qualche tempo presta servizio presso la residenza dei Richelieu.

Il compito di Ninon al castello sarà quello di occuparsi di Armand. Nonostante la diffidenza iniziale del piccolo paziente, presto tra i due si instaurerà un rapporto di amicizia e confidenza destinato a consolidarsi nel tempo.

Armand come terzogenito maschio è destinato ad una carriera militare, ma quando Alphonse, il secondogenito, non si dimostrerà all’altezza del compito, toccherà a lui abbracciare, nonostante la sua avversione per questa strada, la carriera ecclesiastica diventando vescovo di Luçon.

Risulta evidente che l’autrice abbia studiato a lungo la figura del cardinale Richelieu così come è certo che molti particolari, soprattutto legati ai luoghi menzionati e agli eventi occorsi, siano frutto di accurate ricerche e numerose letture da lei effettuate.

Il risultato è un romanzo storico di grande effetto, ricco di colpi di scena e personaggi davvero intriganti e affascinanti.

Armand è un uomo che ha dovuto combattere contro una malattia invalidante fin dalla nascita, ma la sua caparbietà e la sua tenacia, lo hanno portato a superare ogni tipo di ostacolo. Il giovane Richelieu è ostinato, intelligente, scaltro, determinato a non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno pur di perseguire i propri scopi, ma è anche estremamente leale con chi ha condiviso la sua strada e gli è stato fedele.

Ninon è forte, coraggiosa e risoluta; un personaggio molto moderno. Nonostante la vita non le abbia fatto sconti, riesce sempre a rialzarsi senza perdere mai davvero la sua umanità. Come Armand è inflessibile con i nemici, ma sincera e devota nei confronti dei propri cari e degli amici sinceri.

Armand-Jean du Plessis de Richelieu ha un disegno politico ben preciso ed è determinato a realizzarlo sostenendo chiunque al momento gli sembri l’alleato più conveniente senza preoccuparsi di tradirlo qualora qualcun altro gli prospetti maggiori vantaggi per la sua causa.

Tra i tanti personaggi che si incontrano tra queste pagine troviamo il re di Francia Luigi XIII e Anna d’Austria, la regina madre e reggente Maria de’ Medici, il principe di Condè e le figure tanto discusse di Concino Concini e la sua consorte Leonora Galigai.

Tra le critiche che ho letto rivolte a questo libro ci sono l’accusa all’autrice di essersi dilungata troppo in descrizioni che appesantirebbero il racconto e l’aver reso la storia troppo romanzata.

Personalmente ho trovato la storia estremamente piacevole e sebbene si tratti di un tomo di quasi ottocento pagine l’ho trovato nell’insieme molto scorrevole. Tante, è vero, sono le descrizioni, ma sempre utili all’economia del racconto e tutt’altro che superflue. Si tratta senza dubbio di un romanzo che, sebbene come precedentemente evidenziato nasce da attenti studi, non vuole essere assolutamente un saggio.

Se guardiamo al taglio dato al racconto dall’autrice sembrerebbe quasi quello di un romanzo d’altri tempi, con un forte richiamo alla letteratura ottocentesca; del resto, in più di un’occasione, Natascia Luchetti schiaccia l’occhio ad un classico come “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas e, visto l’argomento, non potrebbe essere diversamente. Un omaggio allo scrittore francese per certi versi doveroso anche se l’autrice è ammirata sostenitrice del “cattivo” della storia di Dumas.

A differenza dei “I tre moschettieri” di Dumas, romanzo di cappa e spada, quello della Luchetti è un romanzo più articolato dove è l’introspezione psicologica a prevalere seguendo le inclinazioni del suo protagonista, politico fine ed arguto ma anche spietato se necessario.

Il racconto si presterebbe benissimo a diventare un’avvincente serie televisiva. Alla sua trama non mancherebbe davvero nulla: personaggi intriganti e seducenti, numerosi colpi di scena inaspettati e luoghi ricchi di fascino e mistero dove ambientare la storia.

Le case editrici e gli autori ci hanno talmente abituati alle saghe in più volumi che quando ci troviamo dinnanzi ad un volume più corposo del solito ci spaventiamo. Al potenziale lettore interessato alla figura di Richelieu quindi consiglio di non farsi intimorire dalla mole del libro e di affrontare serenamente la lettura di questa storia che non potrà che coinvolgerlo ed emozionarlo fin dalle prime pagine.



sabato 26 febbraio 2022

“Le magnifiche dei Medici” di Daniela Cavini

Dodici brevi ritratti dedicati alle donne dei Medici, figure femminili sconosciute alla maggior parte delle persone a meno che non siano storici o cultori della Toscana medicea come scrive Paolo Ermini nella presentazione del libro.

Se tutti più o meno conoscono, anche solo i nomi, degli esponenti maschili della dinastia, pochi sono informati o si soffermano sull’importanza che ebbero alcune donne di questa illustre famiglia.

Daniela Cavini (autrice di “Storia di un’altra Firenze”), attraverso questi dodici camei prova a fare luce su queste figure femminili che furono a loro modo protagoniste della storia sebbene spesso dimenticate o peggio ancora talvolta vilipese.

Il primo ritratto che incontriamo è quello della madre di Lorenzo il Magnifico Lucrezia Tornabuoni, moglie di Piero il gottoso, colei che il suocero Cosimo il Vecchio definì l’unico uomo della famiglia. Dapprima sostegno per il marito spesso malato e poi per il figlio al quale di fatto consegnò praticamente intatto il patrimonio familiare, patrimonio che Lorenzo non fu altrettanto bravo a gestire.

Fu proprio la mente acuta di Lucrezia a ritenere che fosse giunto il momento adatto per fare il salto di qualità procurando al figlio una moglie di nobile stirpe e la scelta ricadde su Clarice Orsini.

Clarice Orsini fu la prima straniera ad entrare nella famiglia Medici e come tutte le straniere non fu mai accettata dal popolo. Non fu un matrimonio d’amore, Clarice onorò il suo compito e diede al magnifico nove figli, ma non si adatto mai ai costumi fiorentini e si scontrò spesso con il marito per l’educazione da impartire alla prole. Fu lei ad individuare nella cugina Alfonsina Orsini la moglie più adatta al primogenito Piero, detto in seguito Piero il fatuo.

Alfonsina Orsini è forse una delle meno conosciute di queste figure femminili. Quando nel 1494 i Medici furono nuovamente cacciati da Firenze a seguito dell’arrivo dei francesi lei restò da sola per un anno nel palazzo di via Larga a presidiare i beni di famiglia prima di risolversi a riunirsi al marito. Dopo la morte di questi poté dare sfogo a quella che la storia definì ambizione smisurata, ma che se fosse appartenuta ad un uomo probabilmente sarebbe passata per astuzia e intraprendenza. Sta di fatto che riuscì ad accasare i figli in modo molto conveniente: la figlia Clarice sposò infatti il banchiere Filippo Strozzi e il figlio Lorenzo, per il quale la madre era riuscita ad ottenere dal cognato papa Leone X il Ducato di Urbino, sposò la nipote del re di Francia Madeleine de la Tour d’Auvergne, Purtroppo Lorenzo e la moglie morirono entrambi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, dopo solo un anno di matrimonio quando la figlia Caterina aveva solo qualche giorno di vita.

Oltre alle pagine dedicate a Caterina de’ Medici e a Maria de’ Medici le due regine di Francia, la prima passata alla storia come la regina nera, l’avvelenatrice e la discepola di Machiavelli e la seconda come la mercantessa di Firenze superficiale, superba e dallo scarso senso politico, troviamo le pagine dedicate a Caterina Sforza ricordata dalla storia anche come la Tigre di Forlì.

Caterina Sforza fu la madre di Giovanni dalle Bande Nere che sposò la nipote di Lorenzo il Magnifico, Maria Salviati, figura femminile della quale si parla pochissimo, ma che fu fondamentale per la formazione e l’educazione del figlio Cosimo, destinato a divenire il primo Granduca di Toscana.

Cosimo sposò Eleonora di Toledo, sovrana superba e di una bellezza marmorea, come la definisce Daniela Cavini; il loro fu un matrimonio politico basato su forti interessi economici, ma che si rivelò, stranamente per l’epoca, anche un matrimonio d’amore.

Altre pagine sono dedicate a Isabella de’ Medici, la figlia prediletta di Cosimo I, donna colta e libera che trovò la morte molto probabilmente per mano del marito Paolo Giordano Orsini con la complicità del fratello di lei Francesco I, e a Cristina di Lorena, nipote di Caterina de’ Medici andata in sposa a Ferdinando I succeduto al fratello Francesco dopo la morte di questi sopraggiunta quasi contemporaneamente a quella della sua seconda moglie, la famosa Bianca Cappello, a cui non poteva ovviamente mancare in questo libro un capitolo a lei dedicato.

Infine, l’ultimo ritratto non poteva essere che riservato a lei, ad Anna Maria Luisa de’ Medici, l’Elettrice Palatina, ultima della sua stirpe colei a cui spettò il gravoso e ingrato compito di consegnare il Granducato nelle mani degli Asburgo-Lorena non senza avergli fatto sottoscrivere prima quel famoso Patto di Famiglia grazie al quale Firenze possiede ancora oggi il suo immenso patrimonio artistico che ne fa una delle città d’arte più belle del mondo.

Non possiamo dire che le donne dei Medici rivestirono sempre un ruolo passivo perché furono mogli e madri di uno spessore straordinario. A mio avviso, i Medici per primi compresero il valore e l’importanza delle figure femminili nello scacchiere politico e sociale tanto che spesso attribuirono alle loro donne, diremmo oggi, un ruolo mediatico di rilievo. Le donne Medici si distinsero alcune anche per bellezza, ma soprattutto per la loro componente intellettuale e la loro eleganza. È vero che oggi solo gli appassionati della famiglia Medici e gli storici ne ricordano i nomi e l’importanza, ma se guardiamo al passato non fu sempre così o almeno non per tutte le figure femminili della famiglia.

Il libro di Daniela Cavini è un validissimo compendio per colmare le lacune del lettore sul ruolo della donna in seno alla famiglia Medici e per spingerlo ad approfondire la storia di quelle figure femminili che più l’hanno colpito e incuriosito.

“Le magnifiche dei Medici” è un breve saggio puntuale, ben documentato e dalla veste grafica preziosa ed accattivante.





giovedì 20 gennaio 2022

“Caterina de’ Medici” di Magdalena Lasala Pérez

Caterina de’ Medici, figlia di Lorenzo duca d’Urbino, nipote di Lorenzo il Magnifico, e Madeleine de La Tour d'Auvergne, contessa di Boulogne, strettamente imparentata con i reali di Francia, nasce a Firenze nel 1519.

Rimasta orfana a pochi mesi dalla nascita, Caterina non ha un’infanzia facile, rischia più volte la vita e conosce anche la prigionia. La giovane Caterina muove i primi passi nel mondo degli intrighi di palazzo alla corte papale dello zio Clemente VII e sono proprio queste esperienze insieme alle letture e allo studio delle più svariate discipline a formarla per il ruolo di primo piano che la storia le ha destinato.

Caterina comprende presto di essere un’importante pedina sullo scacchiere politico del suo tempo e accetta senza remore il matrimonio con il figlio cadetto del Re di Francia combinato per lei dallo zio papa Clemente VII.

Ricevuta freddamente nella sua nuova terra perché di natali non nobili, deve fare i conti con un marito distante che ha occhi solo per la sua amante, la bella Diana de Poitiers.

Con la morte improvvisa del delfino di Francia nel 1536, per Caterina e il marito Enrico, futuro Enrico II, mutano totalmente le prospettive. Per Caterina diventa sempre più pressante la necessità di dare un erede alla Francia e dopo dieci anni di matrimonio arriva il tanto sospirato primogenito Francesco che gli garantirà definitivamente il suo posto a corte. Nel giro di pochi anni Caterina partorirà molti altri figli.

Nel 1559 il re muore tragicamente in un torneo, al trono sale il primogenito Francesco appena quattordicenne. Caterina vedrà sedere sul trono di Francia tre dei suoi figli e sarà sempre loro accanto come reggente o come ministro.

Caterina de’ Medici fu una regina saggia, capace, determinata e sempre propensa alla mediazione laddove possibile in un mondo dove imperversavano cruente guerre di religione, dovette affrontarne ben otto.

Nonostante ciò, solo negli ultimi anni il suo operato è stato oggetto di revisionismo storico, perché per secoli la sua figura è stata tramandata come quella di una regina crudele e sanguinaria. Indubbiamente a pesare sulla leggenda nera della regina maledetta furono soprattutto i terribili fatti occorsi nella notte di San Bartolomeo in cui si perpetrò il terribile massacro degli ugonotti di cui lei sola la storia ha incolpato come unica responsabile.

Persino in letteratura, pensiamo a scrittori quali Honoré del Balzac o Alexandre Dumas, venne dipinta come una regina malvagia capace di occuparsi personalmente dell’avvelenamento dei propri avversari.

Questo libro, come già quello dedicato alla figura di Maria de’ Medici, fa parte della collana “Regine e ribelli” in uscita in questi mesi nelle edicole con cadenza settimanale.

Il volume presenta, come tutta la collana, una breve introduzione e una serie di valide schede riassuntive al termine della lettura oltre ad una concisa cronologia.

Il libro è molto discorsivo e la lettura risulta quindi molto piacevole e scorrevole. Un ottimo volume per chi voglia conoscere a grandi linee la storia di Caterina de’ Medici e poi magari approfondirne alcuni aspetti in seguito. A tal proposito sarebbe stata gradita una bibliografia che invece è totalmente mancante.

Tempo fa vi avevo parlato di un un’altra biografia di Caterina de’ Medici scritta da Mariangela Melotti. Quel libro presentava una prosa stilisticamente molto raffinata, ma purtroppo anche molte imprecisioni.

Se volete leggere una biografia completa, non troppo impegnativa, ma che riporti i dati salienti della vita di Caterina de’ Medici e ne inquadri discretamente anche il periodo storico, questo libro è decisamente molto più valido a tale scopo.






domenica 9 gennaio 2022

“Maria de’ Medici” di Cristina Castillón Puig

Maria de’ Medici (1573-1642), figlia di Francesco I e Giovanna d’Austria, rimase orfana in giovane età. Ad occuparsi di lei fu lo zio Ferdinando I che era succeduto al fratello sul trono del Granducato di Toscana. Fu lui che combinò il matrimonio con il re di Francia Enrico IV che Maria sposò per procura a Firenze il 5 ottobre dell’anno 1600.

Giunta nella sua nuova patria Maria fu fin da subito osteggiata in quanto straniera e cattolica; l’essere una Medici, poi, non la rese certamente ben voluta alla Corte che ancora serbava un ostile ricordo di Caterina de’ Medici

Le casse francesi erano vuote e la dote della sposa aveva rappresentato un vero sollievo per il paese, ma questo non le fruttò alcuna simpatia anzi venne spesso derisa proprio per le sue origini legate ad una famiglia di banchieri.

Maria de’ Medici venne incoronata regina di Francia solo nel 1610, quando aveva già dato alla luce sei figli. Enrico IV venne assassinato proprio il giorno dopo l’incoronazione della moglie e questo non fece che alimentare i sospetti di un suo possibile coinvolgimento.

Divenuta regina reggente Maria favorì l’ascesa del proprio consigliere Concino Concini, marito di Leonora Dori la dama di compagnia fiorentina che l’aveva seguita in Francia. Questa sua simpatia per Concino Concini e per Leonora le attirò addosso accuse e generò molto malcontento.

Nel 1615 Maria convocò gli Stati Generali e in tale occasione conobbe Richelieu il quale, se dapprima si rivelò per lei un affidabile alleato, non esitò in seguito a decretarne la sua fine politica giocando un ruolo predominate nella definitiva rottura dei rapporti tra lei e il re del quale col tempo Richelieu era divenuto l’indispensabile primo ministro nonché colui che di fatto reggeva le redini della Francia.

Maria de’ Medici morì in esilio nel 1642 ospite della famiglia di Pieter Paul Rubens, il pittore con il quale aveva stretto amicizia e al quale aveva commissionato nel 1622 una serie di ventiquattro dipinti per il Palazzo del Lussemburgo, fatto costruire ad imitazione di Palazzo Pitti, dipinti che illustravano la storia della sua vita e celebravano il suo operato.

Una delle tante accuse che le furono rivolte fu proprio quella di sperperare denaro in opere d’arte, gioielli e vestiti. Maria era una vera Medici e il mecenatismo così come l’importanza di esso come strumento politico facevano parte del suo retaggio culturale. Diede di fatto grande impulso alle arti in Francia rivitalizzando un paese cupo e segnato da anni di guerre.

La figura di Maria de’ Medici è stata relegata per molto tempo ad un ruolo secondario della storia moderna europea e solo ultimamente questo ruolo è stato rivalutato. Pagò senza dubbio il fatto di essere donna e di non aver mai remissivamente accettato una posizione secondaria come gli veniva richiesto dalle convenzioni del tempo.

Il rapporto con il figlio Luigi XIII fu un rapporto sempre conflittuale, avendo fatto affidamento entrambi su stretti collaboratori dalla forte personalità più interessati al proprio tornaconto e all’acquisizione del potere personale che al bene del paese.

Maria de’ Medici venne accusata di incompetenza e ignoranza, non tenendo conto della difficoltà dello scacchiere politico sul quale ella fu costretta a muoversi. Il carattere forte, volitivo e orgoglioso di cui era dotata non le valse certamente alcuno sconto o simpatia.

Il libro di Cristina Castillón Puig è edito da RBA, fa parte di una collana “Regine e ribelli” dedicata ai personaggi femminili della storia i cui volumi stanno uscendo in edicola con cadenza settimanale.

Il volume è discretamente strutturato. Ad una introduzione generale segue il racconto della vita di Maria de’ Medici in forma molto discorsiva, un romanzo-saggio che si rivela la scelta narrativa più adatta per questo tipo di pubblicazione che vuole essere un’opera divulgativa di buona qualità, ma non eccessivamente impegnativa. Chiudono il volume alcune brevi schede riassuntive che aiutano il lettore a fissare i concetti principali e una breve cronologia.

Nell’insieme, a parte qualche piccola imprecisione, è un libro che permette al lettore di farsi un’idea generale del personaggio ed eventualmente spingerlo ad approfondire l’argomento. Proprio in quest’ottica sarebbe stata gradita e auspicabile la presenza di una bibliografia che invece risulta totalmente assente.

In caso preferiste invece leggere un bel romanzo storico incentrato sulla figura di Maria de’ Medici, vi consiglio l’ultimo romanzo della quadrilogia medicea di Matteo Strukul intitolato “Decadenza di una famiglia”.

 

 


lunedì 18 ottobre 2021

“La ragazza delle camelie” di Julie Kavanagh

Alphonsine Plessis, conosciuta con il nome di Marie Duplessis, fu la giovane cortigiana più ammirata della Francia di metà Ottocento.

Nacque in Normandia nel 1824 da Marie, una donna di modeste origini ma dai modi aristocratici, e da Marin Plessis, un venditore ambulante molto attraente ma anche squattrinato e violento.

Alphonsine e la sorella Delphine, abbandonate dalla madre che morì poco dopo, vennero allevate separatamente da alcuni parenti. Alphonsine, appena dodicenne, venne però rimandata a casa dal padre e Marin non si fece scrupolo di sfruttarne la bellezza nel più abietto dei modi.

Qualche tempo dopo la ragazza giunse a Parigi forse fuggita da un gruppo di zingari a cui era stata venduta dal padre o forse accompagnata dallo stesso Marin.

Dopo un primo periodo da grisette ossia da sartina di facili costumi, una di quelle ragazze che frequentavano gli studenti squattrinati e bohémienn, Alphonsine venne notata da ammiratori di alto lignaggio e facoltosi in grado di farle fare il salto da grisette a lorette.


Da lorette, Alphonsine non dovette più concedersi per poco ma, messole a disposizione un appartamento tutto per sé, poté finalmente iniziare a vivere nel lusso.

Conti, marchesi, duchi, uomini potenti e artisti di fama come Alexandre Dumas figlio e Franz Liszt fecero a gara per contendersi le grazie di Marie Duplessis che grazie a loro riuscì ad avere un accesso privilegiato a quel mondo ricco di stimoli culturali precluso alle donne oneste della buona società.


Marie Duplessis era un’autodidatta, un’avida lettrice e una regolare frequentatrice di teatro determinata a sfruttare ogni possibilità che le venisse concessa per approfittare della vivace cultura parigina dell’epoca. 


Julie Kavanagh ci restituisce la storia di uno dei personaggi di metà Ottocento più celebrati dalla letteratura e non solo.

Quando nel 1847 Marie Duplessis morì di tisi ad appena 23 anni, la sua scomparsa venne considerata un evento di portata nazionale tanto che i giornali non scrissero d’altro per giorni e persino Charles Dickens all’epoca a Parigi fu sorpreso e divertito dal clamore suscitato dalla scomparsa di una gloria del demi-monde.


Marie Duplessis è la protagonista romanzata del celebre romanzo di Alexandre Dumas figlio, La signora delle Camelie. 

Marguerite Gautier è la trasposizione romantica di Marie mentre Armand Duval raccoglie in sé le caratteristiche di diversi amanti della bella cortigiana tra cui anche lo stesso Dumas.


Altra celebre opera incentrata sulla Signora delle Camelie è senza dubbio La Traviata di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, dove Marguerite/Marie assume il nome Violetta e Armand quello di Alfredo.


Ma la storia è piena di echi di questa romantica e struggente storia d’amore e non ultimo possiamo ricordare il celebre film del 2001 Moulin Rouge! dove Nicole Kidman interpreta il personaggio di Satin/Marie mentre a Ewan McGregor spetta il ruolo di Christian, l’innamorato.


Fonte principale del saggio di Jiulie Kavanagh è il libro “La Verite Sur La Dame Aux Camelias (Marie Duplessis),” di Vienne Romain, amico d’infanzia di Aplhonsine, il quale pur innamorato di lei per tutta la vita non ne diventò mai l’amante. L’autrice ha però scavato a fondo negli archivi e ha consultato molti altri testi, vasta infatti è la bibliografia riportata, per restituirci l’immagine quanto più veritiera possibile di quella ragazza che ancora oggi riesce ad affascinare l’immaginario collettivo per il suo fascino e la sua gioia di vivere tanto che a Gacé, in Normandia, si trova un museo a lei dedicato, il Museé de la Dame aux camélias.

Il ritratto di Marie Duplessis è molto diverso da quello dell’eroina romantica che musica e letteratura ci hanno voluto restituire, ma non per questo meno affascinante.

Marie Duplessis sarebbe forse stata in grado di un gesto d’amore clamoroso come quello di Marguerite/Violetta, ma mai sarebbe stata capace di rinunciare, e infatti quando ne ebbe la possibilità non lo fece, al fervore della vita parigina, al lusso, alle feste e ai piaceri edonistici.

Marìe Duplessis era una donna caparbia, volitiva, pratica e manipolatrice che seppe imporsi e incantare il bel mondo con il suo fascino, la sua eleganza e la sua cultura.

Forse conoscere la vera storia di Marie Duplessis potrebbe ridimensionare in parte il mito della Signora delle camelie, ma contribuisce senza dubbio a crearne uno nuovo, quello della bella, seducente e carismatica Ragazza delle camelie.




sabato 3 luglio 2021

“Caterina de’ Medici. Una vita tra splendori e intrighi” di Mariangela Melotti

La storia di Caterina de’ Medici suscita ancora oggi sentimenti contrastanti; per alcuni figura femminile di grande saggezza politica, per altri “la regina maledetta” che non si fece scrupolo di ricorrere al veleno e alla stregoneria pur di raggiungere i propri scopi.

Caterina de’ Medici nasce a Firenze nel 1519, figlia di Lorenzo de’ Medici duca d’Urbino (figlio di Piero il Fatuo e nipote di Lorenzo il Magnifico) e di Madeleine de La Tour d'Auvergne. Rimane orfana dopo pochi giorni dalla nascita, il padre muore di tubercolosi, o forse di sifilide, e la madre di febbre puerperale.

Sono anni difficili quelli della sua infanzia anche se lo zio papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, figlio del Magnifico, ne ottiene la custodia.

A Roma Caterina imparerà a conoscere come ci si debba muovere tra intrighi e complotti. La vita alla corte papale sarà per lei una vera palestra e gli insegnamenti di quegli anni le torneranno molto utili quando un giorno siederà sul trono di Francia. È una ragazzina sveglia e ha già compreso che lei altro non è che un’importante pedina sullo scacchiere politico ed in particolare su quello mediceo.

Quando papa Clemente VII concluderà per lei un prestigioso matrimonio con Enrico, figlio cadetto del re di Francia Francesco I, saprà accettare serenamente il suo destino.

Caterina riuscirà a farsi benvolere dal suocero e avrà la capacità di sapersi imporre, grazie alla sua innata eleganza, al suo buongusto e alla sua intelligenza, in una corte che fin da subito la guarderà con malanimo in quanto straniera.

La Medici non si abbatterà neppure di fronte ai continui tradimenti del consorte per il quale lei invece nutrirà sempre un affetto sincero e quando, all’improvviso morirà il cognato Francesco, lei ancora senza eredi saprà giocare bene le sue carte per mantenere saldo il suo posto a fianco del marito, nuovo Delfino di Francia.

La sua fermezza e la sua saggezza saranno ben ricompensate poiché lei siederà sul trono prima come consorte e poi come reggente.

Gli anni in cui Caterina fu al potere furono anni di guerra e di sanguinosi conflitti religiosi. A lei venne data la colpa per la strage perpetrata dai cattolici ai danni degli Ugonotti la notte di San Bartolomeo.

Caterina venne spesso accusata di tergiversare, di non prendere decisioni volontariamente così da fomentare le discordie, in realtà molto più probabilmente la penuria di mezzi economici e la debolezza del trono non le permisero di agire diversamente.

Volevo leggere un saggio su Caterina de’ Medici, un personaggio che negli ultimi tempi ha suscitato la mia curiosità, e così girando tra le librerie di Firenze mi sono imbattuta in questo libro che non avevo mai visto prima.

Si tratta di un saggio molto discorsivo e quindi di facilissima lettura, ben scritto e scorrevole; affascinanti sono le descrizioni dei luoghi e dell’ambiente di corte.

Una prima parte del libro è dedicata alle origini della famiglia Medici, una sorta di lunga introduzione per inquadrare meglio il personaggio; con la morte dei genitori di Caterina si entra poi nel pieno del racconto della vita della futura sovrana di Francia.

Il libro è piuttosto breve, neppure 200 pagine, per cui inutile dire che non può essere considerata una biografia esaustiva, ma piuttosto un invito ad approfondire l’argomento.

La scelta di questo tipo di copertina per un saggio, cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa fin dal primo momento, insieme ad una completa assenza di bibliografia avrebbero dovuto allertare fin da subito il mio sesto senso.

Il libro, infatti, non manca di imprecisioni e omissioni alcune oserei dire piuttosto imbarazzanti come il mettere in relazione i tre gigli caricati sulla palla più in alto dello stemma mediceo con la scelta di Firenze di adottare proprio il giglio come simbolo della città. Subito ho pensato di aver male interpretato le parole dell’autrice, ma purtroppo la stessa asserzione viene riportata qualche pagina più avanti sgombrando ogni dubbio sulla possibilità di malintesi.

Un’altra inesattezza, per esempio, è l’errata identificazione del committente per la Cappella dei Magi, opera di Benozzo Gozzoli. Nel libro è scritto che fu commissionata da Lorenzo il Magnifico invece che dal padre di questi Piero il Gottoso.

Troppe sviste per un saggio e mi chiedo, non conoscendo la storia di Caterina, quante inesattezza io possa aver letto senza rendermene conto.

Peccato davvero perché la prosa è stilisticamente molto raffinata e piacevole, perfetta per un romanzo e come tale l’avrei magari anche apprezzato, ma trattandosi di un saggio non mi sentirei di consigliarne la lettura.


 

 

domenica 1 novembre 2020

“Il destino di una regina” di Allison Pataki

È il 1860, l’ottantatreenne regina vedova, la regina madre di Oscar I di Svezia, può concedersi finalmente di essere se stessa, guardarsi indietro e ripensare ormai con assoluta serenità agli anni burrascosi della sua lunga e movimentata vita.

La regina madre Desideria può lasciarsi andare ai ricordi, rivivere con la mente quei giorni in cui la bellissima sedicenne Désirée Clary fece innamorare quel piccolo corso che, qualche anno più tardi, sarebbe diventato imperatore di Francia e avrebbe fatto tremare tutta l’Europa, Napoleone Bonaparte.

Erano gli anni del Terrore in Francia quando Désirée, terzogenita di una famiglia borghese molto agiata, conobbe Napoleone di Bonaparte.

Quello che tutti conoscevano come il generale ragazzino era solo all’inizio della sua carriera, ma già più che determinato a lasciare traccia di sé nella storia della Francia e non solo.

Mentre la sorella di Désirée sposa Giuseppe, il fratello di Napoleone, Désirée si fidanza con quest’ultimo divenendone l’amante.

Partito per Parigi però Napoleone dimentica ben presto questo suo amore giovanile in favore di colei che diventerà la sua prima moglie, la bellissima e affascinante Giuseppina Beauharnais.

A Désirée non resterà quindi che adattarsi alla nuova situazione per non soccombere sotto il peso dell’umiliazione e dell’amore tradito, tentando di volgere a proprio favore quanto più possibile la situazione e piegare gli eventi nella direzione a lei più vantaggiosa.

Napoleone resterà una presenza costante nella sua vita, cercherà sempre di influenzare le sue scelte, ma lei saprà giocare le sue carte e, rivelando spesso un’astuzia non comune, riuscirà a ritagliarsi il suo posto nel mondo, a sposarsi per amore e diventare regina di Svezia, lei, una semplice esponente della haute bourgeoisie, riuscirà un giorno a sedere su uno dei troni più antichi d’Europa.

La figura di Désirée Clary è una figura non molto nota della storia; eppure, la sua vita si è svolta accanto a quella di celebri figure quali quelle di Napoleone, di Giuseppina Beauharnais  e del maresciallo di Francia Jean-Baptiste Jules Bernadotte senza dimenticare inoltre che i suoi stessi discendenti siedono ancora oggi sul trono di Svezia oltre che su quelli di molti altri paesi.

Il libro di Allison Pataki ci regala l’immagine di una donna straordinaria che seppe sopravvive con grazia e con fermezza durante quei pericolosi anni che, dal periodo del Terrore fino alla morte di Napoleone Bonaparte, resero la Francia un ambiente infido e rischioso nel quale muoversi.

“Il destino di una regina” non è solo il romanzo di Désirée Clary, Désirée Bernadotte o Desideria, regina di Svezia, ma è anche il romanzo di un’epoca e dei suoi protagonisti, è il romanzo dell’amore di Giuseppina e di Napoleone, il romanzo della gloria di Napoleone, il romanzo della Francia napoleonica.

Estremamente ben caratterizzato è il personaggio di Giuseppina Beauharnais che, donna forte e resiliente, riesce a tenere legato a sé Napoleone nonostante i tradimenti e le numerose amanti, nonostante le guerre e le battaglie e nonostante l’avversione della famiglia Bonaparte nei suoi confronti.

Giuseppina è completamente diversa da Désirée, tanto sensuale e ammaliatrice l’una, quanto controllata e misurata l’altra, ma entrambe accumunate dalla risolutezza e dalla determinazione a non lasciarsi sopraffare dagli eventi, sempre pronte ad ingoiare la propria infelicità pur di non compromettere ulteriormente le situazioni a loro sfavorevoli.

In questo mondo di donne coraggiose e ferme nei loro intenti è proprio la figura di Napoleone quella ad uscirne più sminuita.

Lui così temerario, egocentrico e insensibile, amante della teatralità e incurante di ferire i sentimenti altrui, lui dotato di un talento tanto smisurato da poter gareggiare solo con la sua altrettanto immensa ambizione, non è uomo in grado di provare alcuna empatia, che sia per i suoi soldati abbandonati nel gelo della Russia oppure per le sue donne abbandonate per soddisfare le proprie passioni o per smania di grandezza.

Napoleone morirà solo e sconfitto, forse soffocato dai rimpianti, ma certamente non sopraffatto dai rimorsi.

“Il destino di una regina” di Allison Pataki è un romanzo storico scorrevole, minuzioso nel descrivere i dettagli dei costumi dell’epoca, un romanzo affascinante come la sua protagonista e travagliato come gli anni in cui visse.




 

martedì 18 agosto 2020

“La passione del Re Sole” di Gerty Colin

Corre l’anno 1656, la  Fronda è solo  uno sbiadito ricordo e il cardinale Mazzarino gode ormai del pieno appoggio della Regina Anna, del giovane Re Luigi XIV e di tutta la Francia.

In questo clima di distensione il primo ministro ha fatto giungere sul suolo francese molti membri della sua famiglia e tra questi ci sono le bellissime nipoti Mancini e le loro cugine Martinozzi.

Le mazarinettes, come sono soprannominate le giovani, sono destinate ad essere delle graziose ed utili pedine nell’abile gioco della politica matrimoniale che lo zio ama condurre per il bene della Francia, ma soprattutto per la propria gloria.

Maria è la terza delle cinque sorelle Mancini, ha appena 17 anni, è forse meno bella della sorella Olimpia e senza dubbio la piccola Ortensia, una volta cresciuta, le surclasserà entrambe, ma Maria, seppur ancora acerba nell’aspetto, è una ragazza intelligente, colta e vivace.

Mentre la sorella maggiore Laura è già stata maritata e Olimpia gode dei favori del re, Maria è condannata a condurre una vita ritirata nei suoi appartamenti in quanto destinata dalla madre al convento.

La madre però muore all’improvviso e Maria trova inaspettatamente un prezioso alleato nello zio che, in disaccordo con i desideri della defunta sorella, decide di dare alla giovane un’opportunità assecondandola nel suo sogno di conquistare il cuore del re, chissà forse addirittura vagheggiando per lui stesso la fama di poter essere un giorno zio del Delfino di Francia.

La passione tra l’intrepida Maria e il riservato Luigi XIV scoppia inevitabilmente, il loro è un amore che nulla ha a che fare con i giochi della politica e la ragion di stato, il loro è un amore fatto di amicizia e complicità, ma Luigi non è solo Luigi egli è anche e soprattutto il Re di Francia e il suo destino deve compiersi.

Luigi sacrificherà il suo amore giovanile per divenire quel grande sovrano che noi oggi conosciamo come il Re Sole, colui che costruì splendidi palazzi, vinse guerre e collezionò numerose amanti.

Maria sposerà il connestabile Lorenzo Colonna e si trasferirà a Roma dove, con grande scandalo della nobiltà romana non avvezza a certi costumi, aprirà le porte del suo palazzo nel quale si potrà respirare aria di Francia sul suolo romano e dove gli ospiti francesi saranno sempre i benvenuti.

Potrà però Maria essere felice accanto a Lorenzo? Riuscirà a dimenticare quel suo primo giovanile amore o quella fiamma continuerà a bruciare? Il re di Francia riuscirà davvero a cancellare il ricordo di quella giovane che gli aveva illustrato con tanto entusiasmo quali fossero oneri e onori di un grande sovrano? Maria riuscirà a tornare a Parigi dal “suo” Luigi o non lo rivedrà mai più?

Incontrai per la prima volta il personaggio di Maria Mancini Colonna durante una visita guidata proprio a Palazzo Colonna a Roma, una dimora meravigliosa, e rimasi affascinata dalla sua storia ripromettendomi in futuro di cercare qualche romanzo che parlasse di lei.

Il libro di Gerty Colin è un romanzo ben scritto e dettagliato; la scrittrice descrive minuziosamente la galleria dei numerosi personaggi, nomi noti della storia di Francia, e quella Corte dissoluta, maldicente, corrotta e meschina nella quale tali personaggi facevano bella mostra di sé imparando fin da subito l’arte della dissimulazione per non soccombere sotto i colpi delle calunnie.

Un luogo dove non ci si poteva fidare neppure dei fratelli e delle sorelle anzi talvolta era proprio da quelli più che dagli altri che ci si doveva guardare le spalle.

A fare da contraltare troviamo una Roma dove il vizio dilaga in egual misura che alla Corte francese, dove non esiste alcun rispetto per l’abito talare neppure da parte di chi lo indossa e dove procurarsi un veleno è più facile che comprare delle caramelle.

La caratterizzazione dei personaggi è ben articolata e il quadro che ne viene fuori è affascinante seppur popolato da figure per la maggior parte abbiette, subdole e lascive: Ortensia vivace e corrotta, Olimpia acida e vendicativa, Lorenzo traditore e violento... difficile salvarne qualcuno.

Maria è l’unica in tutta questo carrozzone di degenerate sanguisughe che resta fedele a se stessa e alla sua idea di amore puro.

Per lei, sempre devota al ricordo del suo primo amore, è impossibile comprendere il comportamento delle sorelle che con tanta facilità si lasciano corrompere dalla lussuria, è impossibile perdonare i tradimenti di Lorenzo così come le è oltremodo gravoso riuscire ad accettare il tradimento di coloro che credeva amici sinceri.

Luigi è il Re Sole, a lui tutto è concesso, ha sacrificato l’amore di Maria per il bene della Francia, ma resta il dubbio che l’abbia fatto perché troppo debole per opporsi al volere congiunto della madre e del suo primo ministro che desideravano sul trono al suo fianco l’infanta di Spagna Maria Teresa d’Austria.

Mentre Maria conserva la sua ingenuità quasi fino alla fine dei suoi giorni, il Grande Re è cambiato, forse a farlo mutare è stato il dolore per la perdita della sua più cara e tenera amica, forse le cattive compagnie, forse il potere, qualunque cosa sia stato però di quel giovane timido, insicuro e gentile, seppur altezzoso, nulla sembra essere rimasto, al suo posto c’è solo un sovrano presuntuoso e arrogante.

“La passione del Re Sole” è un libro coinvolgente e la figura di Maria riesce a creare un forte rapporto empatico con il lettore fin dalle prime pagine.

Il romanzo di Gerty Colin mi ha stupito notevolmente, mi attendevo, narrando la storia di una grande passione nata nella fastosa e modaiola Corte di Francia, un romanzo allegro e  vivace, invece “La passione del Re Sole” si è rivelato essere anche un romanzo malinconico, nostalgico e riflessivo come la sua protagonista Maria Mancini Colonna, colei che avrebbe potuto essere regina di Francia, ma per la quale il destino ha disposto poi diversamente.

Per tutta la lettura del romanzo ho sofferto con la protagonista per le sue pene d’amore, ho sperato che qualcosa potesse cambiare, ma una volta terminata la lettura mi sono ritrovata a chiedermi se Maria sarebbe stata davvero felice al fianco del suo amato Luigi. Davvero il Re Sole sarebbe stato diverso se avesse avuto il coraggio di seguire il proprio cuore invece di inchinarsi alla ragion di stato e ai desideri materni e del cardinale?

Purtroppo, non avrò mai la mia risposta, mi resta solo l’eco di una struggente storia d’amore che si fa strada fino a noi attraverso le nebbie del passato e per la quale mi tornano alla mente alcuni versi di Dante Gabriel Rossetti (A Superscription, sonetto 97 di The house of Life):

Guardami in volto, il mio nome è Sarebbe-potuto-essere;

e sono anche chiamato: Mai-più, Troppo-tardi, Addio.