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domenica 18 febbraio 2024

“Dietro le colonne” di Navid Carucci

Dopo “La Luce di Akbar”, pubblicato sempre con La Lepre Edizioni, Navid Carucci torna a parlarci dell'Impero Moghul.

Siamo nel 1657, l’Hindostan è una terra florida e in pace, il regno è amministrato da ufficiali capaci e giusti, la raccolta dei tributi è equa, ma improvvisamente, quando il sovrano si ammala e tutti temono il peggio, si riaccendono le faide per la successione.

L’imperatore Shan Jahan ha già da tempo designato come erede il primogenito Dara Shikoh, ma questo non impedirà che gli altri fratelli scendano in campo contro di lui e contro lo stesso padre, che si sarà nel frattempo rimesso dalla la crisi, scatenando una sanguinosa guerra per il trono.

Jahanara, la figlia maggiore, Somma Principessa, ha fatto da madre ai fratelli e le sorelle; Mumtaz Mahal era infatti morta di parto quando Jahanara aveva appena diciassette anni.

La tradizione dei Timuridi è una tradizione di sangue, lo stesso Shan Shikoh non si era fatto scrupoli di uccidere fratello e nipote pur di conquistare il potere. Jahanara, principessa illuminata e cosmopolita, vorrebbe impedire che la storia si ripeta ma non ci riuscirà.

Jahanara è molto vicina all’erede al trono designato dal padre. Dara Shikoh è di un solo anno più giovane di lei. Entrambi desiderano una religione universale e non divisiva, tutto è Dio.

Proprio la religione sarà al centro dello scontro con Aurangzeb, terzo figlio maschio di Shan Jahan, sunnita ortodosso ed estremista.

Se Jahanara parteggia per il primogenito Dara Shikoh, Rosahanara è dalla parte di Aurangzeb, mentre la più giovane delle figlie dell’imperatore, Gauharara, è molto vicina Shah Shuja, secondogenito maschio, di presunta fede sciita.

Navid Carucci con magistrale bravura è riuscito ancora una volta a raccontare la storia con la S maiuscola attraverso la narrazione romanzata dei suoi personaggi. Con l’introduzione di personaggi nati dalla sua fantasia e grazie alla dettagliata caratterizzazione piscologica dei protagonisti realmente esistititi, l’autore è riuscito a regalarci un affresco quanto più verosimile di un’epoca tanto ricca di contraddizioni.

Tra le pagine troviamo racconti di avvenimenti e tradizioni che spesso ci colpiscono per la loro violenza e crudeltà, come quando leggiamo della cerimonia funebre hindu in cui le mogli del defunto venivano arse vive insieme al corpo del marito talvolta volontariamente, più spesso costrette. In verità, se ci pensiamo, anche la storia occidentale è costellata di altrettanta violenza, basti pensare per esempio alle nostre corti rinascimentali, alle guerre di religione tra cattolici e protestanti e all’Inquisizione.

L’aggressività che ritroviamo nel racconto di Navid Carucci però non è solo quella fisica che si sviluppa tra i fratelli in lotta per il potere; le sorelle, pur non combattendo tra loro con le armi, si fronteggiano con una violenza psicologica altrettanto vigorosa.

Jahanara è fortemente avversata da Rosahanara. Le accuse che la secondogenita rivolge alla sorella maggiore nascono soprattutto da un sentimento di rivalsa e invidia per essere sempre stata messa in secondo piano. Esecrabile per i suoi modi, non la si può certamente assolvere per la sua cattiveria d’animo, ma Rosahanara non è poi così lontana dalla verità quando accusa Jananara di non sapere cosa voglia dire essere sempre seconda, di aver sempre vissuto su di un piedistallo. Da parte sua Jahanara, schiacciata dalle responsabilità, ha anche lei i suoi demoni da affrontare come la mancata maternità, che vive come un terribile fallimento personale, e la continua ricerca di un equilibrio che sembra sempre sfuggirle.

Gauharara è forse l’unica che riuscirà a fare pace con se stessa superando il proprio demone ovvero il terribile senso di colpa per aver provocato la morte della madre con la propria nascita.

“Dietro le colonne” racconta il passato, un passato lontano nel tempo, ma che ha ancora un forte legame con il presente, vuoi perché ci porge una chiave per meglio afferrare dinamiche politiche e religiose ancora attuali, vuoi perché ci fa comprendere che alcuni demoni personali con i quali ci confrontiamo noi tutti sono gli stessi da sempre perché parte dell’essere umano in quanto tale.

Farti valere non significa tradire i tuoi famigliari, anzi non devi smettere di amarli, di amare, o governerai senza cuore. Però i vincoli della sottomissione sono d’impaccio al volo.

sabato 20 gennaio 2024

“I Diari di Dante” di Riccardo Starnotti

Secondo una leggenda medievale la Divina Commedia sarebbe stata spiegata nella sua totalità solo dopo settecento anni dalla sua stesura o dalla morte del suo autore.

30 Marzo 2009. Riccardo compie 25 anni, non è nel mezzo del cammin della sua vita, ma ha pur sempre raggiunto un traguardo, il quarto di secolo.  Il tempo della profezia sta per scadere e lui da qualche notte fa uno strano sogno, sempre lo stesso. E se fosse proprio lui il prescelto per risolvere l’enigma? Una serie di coincidenze lo conducono alla scoperta di una pergamena antica. La pergamena riporta una bellissima poesia in terzine dantesche che fa pensare che il suo autore potrebbe essere addirittura il Sommo in persona.

Inizia così un affascinante viaggio alla scoperta del significato del testo poetico, un percorso che parte da Firenze e attraversa diverse località del Casentino, un viaggio fatto di incontri speciali e di testi antichi, di luoghi singolari, senza mai perdere di vista la letteratura dantesca.   

Più volte Riccardo si sentirà dinnanzi alle terzine che celano il mistero con le loro “parole di colore oscuro” come Dante di fronte alla porta dell’Inferno, ma non si scoraggerà mai, sostenuto sempre dalla presenza della dolce compagna Irene.

“I Diari di Dante. La leggenda si avvera” si preannuncia essere il primo volume di una trilogia. Un testo molto diverso da quello che mi sarei aspettata, ma conoscendo l’autore non stupisce che la sorpresa potesse nascondersi dietro l’angolo. Invero, questo libro ha un taglio molto particolare che non permette in alcun modo di inserirlo in uno specifico genere letterario.

Sulle parole di Dante Riccardo Starnotti ci conduce alla scoperta delle località meno conosciute del Casentino, ci fa conoscere i misteri del luogo da dove il viaggio ebbe inizio, San Miniato al Monte a Firenze, ci porta nella burella del bellissimo castello di Poppi.

Tra queste pagine, però, non troviamo solo luoghi, poesia e alchimia, ma anche tanti personaggi affascinanti e una gustosa guida enogastronomica perché, come non manca mai di ricordare Riccardo, anche la fase “mastica” ha la sua importanza quanto quella mistica.

Il libro di Riccardo Starnotti è anche uno zibaldone di pensieri che inducono il lettore ad interrogarsi su tante tematiche, che non necessariamente debbono essere ricondotte alla poetica dantesca, come il vero significato della filosofia, la necessità di ritrovare un ritmo lento, il piacere della scoperta, il piacere di imparare cose nuove solo per il gusto di farlo.

A questo punto credo sia doveroso spendere qualche parola sull’autore di questo libro. Riccardo Starnotti è davvero un personaggio. Guida turistica e ambientale, è solito condurre visite dantesche nei luoghi dove il poeta nacque e visse durante l’esilio e in quei posti menzionati nella Divina Commedia. Riccardo si è tanto calato nella parte che ormai anche i suoi amici stentano a riconoscerlo quando si presenta loro in borghese.

Il suo libro per quanto romanzato è fortemente autobiografico. Riccardo, infatti, ha fatto propria la missione di riuscire a rendere fruibile e comprensibile a tutti la Divina Commedia. È presidente dell’Associazione Culturale Amici di Dante in Casentino che si  occupa di far riscoprire i luoghi danteschi e dal 2021 ha lanciato la prima piattaforma e-learning per spiegare in maniera semplice e chiara il testo che ha dato vita alla lingua italiana, DANTFLIX. Trovate Riccardo Starnotti su Instagram e Facebook come @viajandocondante 






domenica 14 gennaio 2024

“The house of the Wolfings” di William Morris

William Morris (1834-1896) fu un uomo dotato di una mentalità estremamente versatile; molteplici furono i suoi interessi che spaziarono nei più diversi campi artistici e culturali sino ad approdare alla militanza politica. Egli fu uno dei primi socialisti inglesi.

Tra le sue innumerevoli passioni ci furono la mitologia nordica e il romanzo medievale in particolar modo quello islandese. Questi argomenti influenzarono largamente la sua produzione letteraria.

“The house of the Wolfings” è il romanzo che ha ispirato la nascita del genere fantasy. Lo stesso J. R. R. Tolkien affermò di aver tratto ispirazione proprio da quest’opera per le storie ambientate nella sua “Terra di Mezzo”.

La storia del romanzo di William Morris racconta della lotta tra i Goti e gli invasori Romani, inframmezzando alla realtà storica elementi mitologici e fantastici.

In un alternarsi di prosa e poesia, la fusione di elementi di magia e di verità del passato danno vita ad un racconto epico carico di pathos e raffinato lirismo.

Protagonista del racconto è Thiodolf, condottiero degli Wolfings, una della Casate più importanti della Marca. Spetterà a lui, scelto come Comandante di Guerra insieme ad Otter dei Laxings, condurre gli eserciti per difendere le Terre delle Genti dal famelico invasore.

William Morris esalta in queste pagine il valore, l’ardore e l’eroismo dei Goti contrapponendolo all’avidità e all’irreggimentazione proprie dei Romani sebbene non manchi, comunque, di riconosce a questi un grande coraggio in battaglia.

È appassionante poter leggere la storia da un altro punto di vista, quello dei Goti appunto, essendo noi quasi sempre abituati a leggerla dal punto vista dei Romani.

“The house of the Wolfings” è un romanzo che affronta temi che, oltre ad interessare i cultori del genere fantasy che qui potranno ritrovare le atmosfere all’origine del loro genere preferito, diventano anche un importante spunto di riflessione sociale considerando proprio la visione politica utopistica dell'autore.

Qualche parole deve assolutamente essere spesa per la casa editrice Black Dog: molto bella la veste grafica del volume, ottima la qualità della carta e particolarmente felice l’idea di corredare il volume con le bellissime illustrazioni in bianco e nero opera di Elena Massola. Infine, da sottolineare l’interessante prefazione a cura di Andrea Comincini che qui ci racconta il genio dimenticato di William Morris.




lunedì 25 dicembre 2023

“È colpa tua?” di Mercedes Ron

Nick e Noah , dopo tante peripezie, sono ormai una coppia ma le prove da superare per loro sembrano non finire mai. Numerosi sono gli elementi che giocano a loro sfavore mettendo a dura prova la loro relazione. L’opposizione dei genitori, la differenza di età, gli scheletri del passato, la gelosia e le paure irrazionali, i traumi mai superati, la mancanza di fiducia potrebbero alla fine allontanarli per sempre.

È vero, i loro sentimenti sono intensi e profondi, ma l’amore e la passione di fronte a tanti dubbi, incomprensioni e difficoltà potrebbero non essere sufficienti per superare tutte le crisi che Nick e Noah incontreranno sul loro cammino. 

Andrò controcorrente, ma per me il secondo volume della trilogia non regge assolutamente il confronto con il primo.

Per quasi duecento pagine la storia sembra trascinarsi e avvitarsi su se stessa in attesa di un qualcosa che sblocchi la situazione, un qualcosa che sembra non arrivare mai, poi lentamente il racconto inizia a rianimarsi, la narrazione inizia a prendere slancio e alla fine, in aperto contrasto con la fiacca partenza, il finale si rivela davvero ricco di colpi di scena inaspettati e sorprendenti.

A differenza del primo romanzo questo libro non è autoconclusivo per cui, una volta letto questo secondo episodio, si è costretti ad affrontare inevitabilmente la lettura del terzo. Il mio consiglio sinceramente è quello di fermarsi alla lettura del primo.

Lo so, posso sembrare spietata e forse un po’ lo sono pure, ma sono cresciuta a pane e zia Jane quindi merito un po’ di indulgenza. Leggerò comunque anche il terzo volume, chissà, magari mi sorprenderà positivamente mantenendo quanto di buono intravisto nell’ultima parte di questo secondo episodio. Insomma, come si dice, mai dire mai…

domenica 17 dicembre 2023

“Spettacolare” di Francesca Reggiani

Tutti noi, nostro malgrado, abbiamo dovuto abituarci alla precarietà perché questo è quello che oggi offre il mondo del lavoro. Nessuno si sofferma, però, a pensare che ci siano stati alcuni lavoratori che da sempre abbiano dovuto fare i conti con questa condizione. È il caso del mestiere dell’attore.

Francesca Reggiani ripercorre in queste pagine la storia della sua vita. Tra racconti famigliari, pezzi di satira e personaggi da lei interpretati, l’artista ci conduce alla scoperta di questo antico mestiere.

Un lavoro, quello dell’attore, che più che una professione in realtà potrebbe essere definito anche un modo di essere perché, quella che viene portata sulla scena, è la vita vera. Tutti noi recitiamo un ruolo e indossiamo le nostre maschere di pirandelliana memoria. L’attore – dice Francesca Reggiani - è colui che decide di trasformare in professione una condizione esistenziale.

Attenzione, però, questo non significa sia una professione nella quale ci si possa improvvisare. Senza dubbio è necessario avere una certa predisposizione, avere anche qualcuno che ci dia i giusti consigli e magari qualcuno che riconosca in noi un qualche potenziale, ma lo studio resta un elemento fondamentale per raggiungere il successo.

Qual è  la cosa che l’attore rincorre per tutta la vita? Potrà sembrare ovvio, è l’applauso. L’applauso è adrenalina, è riconoscimento, ma è anche consapevolezza che nulla deve essere mai dato per scontato perché il percorso sarà sempre uno stare perennemente sulle montagne russe.

Non è tanto la straordinarietà degli argomenti trattati in questo libro ad essere interessante quanto il modo ironico con cui l’autrice li affronta. Se vogliamo, le cose dette potrebbero anche sembrare quasi banali, ma non lo è assolutamente il taglio con cui la Reggiani le analizza. Di fatto tutti questi pensieri, che sono anche i nostri pensieri, o almeno della maggioranza, da noi non vengono mai espressi perché pochi hanno la forza e il coraggio di farlo apertamente per paura di essere accusati non essendo in linea con il dilagante conformismo morale. Che lo si voglia ammettere o meno, le cose ci sono sfuggite di mano e noi viviamo in un mondo perbenista dove anche fare satira è diventato estremamente difficile.

In questo mondo iperconnesso, dove tutti comunicano ma nessuno parla, dove si è soli anche quando ci si incontra fisicamente, dove durante un viaggio in treno nessuno guarda più il paesaggio fuori dal finestrino perché costantemente attaccato a computer, telefono e tablet, dove le donne riportano una data di scadenza come le mozzarelle, mentre l’uomo è affascinante a qualunque età, mi sentirei di aggiungere che questo è quello che credono loro e noi gli lasciamo credere, in questo mondo dove la gente comune ha paura di esprimere sinceramente le proprie opinioni, salvo poi farlo nel peggiore dei modi nascondendosi dietro l’anonimato di una tastiera, bene, in questo mondo che limita la libertà di tutti e di nessuno allo stesso tempo, i comici vengono costretti a giustificarsi per le proprie battute e far ridere diventa sempre più complicato.

“Spettacolare” è un libro intelligente e pungente, che con uno sguardo ironico ed arguto ci porta a riflettere e prendere coscienza del nostro atteggiamento nei confronti della vita e del mare di contraddizioni che ci circonda e nel quale ogni giorno cerchiamo di stare a galla con sempre più difficoltà.

Indovinata la scelta di inserire dei QR code al termine di alcuni passaggi così da poter rivedere in video alcuni monologhi che senza dubbio hanno un resa più efficace rispetto alla semplice lettura.



sabato 16 dicembre 2023

“È colpa mia?” di Mercedes Ron

Abbiamo tutti quell’amica scema che sa capire perfettamente quando è il momento di farci ridere perché il livello del nostro stress ha raggiunto il limite di guardia, Ecco, la mia si chiama Sabrina.  Vi chiederete cosa ci azzecchi la mia amica con questo libro, ebbene, è stata lei a costringermi, amabilmente si intende, ad affrontare la lettura di questo romanzo perché, secondo il suo insindacabile giudizio, era giunta l’ora che mi prendessi una pausa anche dai miei amati saggi medicei.

Quindi via con la visione insieme del film originale Prime tratto dal romanzo e poi la lettura del libro. Vi dico subito che “E colpa mia?” è il primo volume di una trilogia ma, mentre al termine del film lampeggia un sottinteso "to be continued" grosso come una casa, il libro può considerarsi tranquillamente un romanzo autoconclusivo.

Veniamo al racconto. La diciassettenne Noah è costretta a trasferirsi in California per seguire la madre che ha da poco sposato un affascinante miliardario. Nonostante per lei si spalanchino le porte di un mondo fatto di feste, bei vestiti, scuole di altissimo livello, Noah non riesce a darsi pace per ciò che ha dovuto inevitabilmente lasciare dietro di : i suoi luoghi del cuore, la sua squadra di pallavolo, la sua migliore amica e Dan, il suo fidanzato. Come se non bastasse sarà costretta a convivere anche con il nuovo fratellastro, Nicholas. Dopo qualche duro scontro iniziale però il fratellastro, un ventiduenne bello e dannato, inevitabilmente farà breccia nel cuore di Noah. Entrambi i ragazzi hanno esperienze traumatiche alle spalle e il loro legame in qualche modo riuscirà a risanare quelle vecchie ferite.

La trama è piuttosto scontata: due mondi che si scontrano, le crisi adolescenziali, la paura di non essere accettati. Tanti gli elementi classici di questo tipo di letteratura, risse e corse in auto comprese, ma nell’insieme devo ammettere che il romanzo si è rivelato una piacevole lettura d’evasione.

Il ritmo del film è senza dubbio più veloce; il libro, però, sebbene a tratti rallenti un po' riesce sempre a mantenere alto l’interesse del lettore. L’autrice merita un plauso particolare anche per la caratterizzazione dei personaggi che sono ben delineati. Sinceramente tutta questa passione che si scatena tra i protagonisti mi ha fatto un po’ sorridere, ma ci sta trattandosi a tutti gli effetti di un romanzo young adult.

Per dovere di cronaca è giusto ricordare che questo libro, edito da Salani e ormai bestseller conclamato, ha fatto la sua prima apparizione sulla piattaforma Wattpad riscuotendo un enorme successo tanto da contare ben oltre 500.000 follower.

Che dire? Brava la mia amica! Ogni tanto una ventata di leggerezza è decisamente necessaria.

Alla prossima puntata con “E colpa tua?”



sabato 25 novembre 2023

“Lucietta” di Federico Maria Sardelli

Siamo sul finire del Seicento, in una Venezia in declino dal punto di vista politico ma ancora largamente attiva sul piano culturale e musicale, due bambini vengono alla luce a distanza di un anno l’uno dall’altro.

Nel 1677 la neonata Lucietta viene abbandonata e affidata all’Ospedale della Pietà, Antonio Vivaldi nasce appena un anno dopo, nel 1678. 

Due vite consacrate alla musica, le loro, ma mentre Lucietta è condannata a trascorre tutta la sua esistenza tristemente reclusa in un ambiente difficile e ostile, Antonio è invece destinato ad andare in giro per il mondo e ottenere una fama internazionale.

Don Antonio Vivaldi e l’organista Lucietta avranno modo di fare musica insieme, seppur per un breve periodo, ma quei pochi attimi basteranno per toccare in qualche modo le loro anime per sempre.

“Lucietta” di Federico Maria Sardelli è un libro che unisce due generi molto diversi tra loro: il romanzo e il saggio. Alternando capitoli dedicati a fatti immaginati a capitoli dedicati a fatti documentati, l’autore riesce a ricreare perfettamente le atmosfere della Venezia dell’epoca. Il racconto è incentrato sulle condizioni di vita delle piccole che venivano accolte all’Ospedale della Pietà, vite di povere segregate, come era stata quella di Lucietta; racconto di vite caratterizzate da cibo scarso e di pessima qualità, da malattie (angoscianti le pagine in cui viene descritto come si tentò di curare l’affezione agli occhi di Lucietta), da cattiverie e vessazioni perpetrate ai danni delle recluse sia dalle compagne che da chi avrebbe dovuto vegliare su di loro.

È tangibile il senso di angoscia e di claustrofobia che doveva attanagliare le figlie della Pietà. Federico Maria Sardelli è davvero abile a descrivere quei sentimenti di inquietudine, rivalsa, gelosia e tormento che si dovevano respirare tra quelle mura.

Eppure, ambienti tanto freddi e privi di empatia come gli ospedali veneziani furono formidabili centri di produzione musicale a cui si guardava con interesse non solo da parte dei cittadini, ma anche dei visitatori stranieri. Alcune esecuzioni raggiungevano tali livelli da suscitare grande ammirazione persino nei diaristi e nei cronisti più celebri dell’epoca.

Molti dei manoscritti che Vivaldi scrisse durante il suo primo mandato per l’Ospedale della Pietà sono andati purtroppo perduti. Il maestro Sardelli sottolinea però il fatto che, sulla base di quel poco che si è conservato, possiamo oggi osservare quanta formidabile cura Vivaldi mettesse nel dare a ciascuna figlia il tipo di musica adatta all’altezza della sua maturazione tecnica.

Avvalendosi delle fonti d’archivio per raccontare la verità dei fatti e facendo al tempo stesso ricorso alla fantasia per compensarne le lacune e per rendere più fluida la narrazione, Federico Maria Sardelli è riuscito nell’impresa di fare riemergere dalle ombre del passato e dare voce alla figura storica di una musicista di grande talento dimenticata dal tempo, non perché non abbastanza talentuosa, ma perché, come scritto nelle note stesse dell’autore, appartenente alla classe dei diseredati.

La Lucietta di Federico Maria Sardelli è mansueta e testarda, ha imparato presto che la rassegnazione è la miglior medicina nei momenti di avversità, ma per lei sbagliare è un’umiliazione insopportabile. Ha un carattere forte e sembra sempre molto sicura di sé, eppure, nasconde anche tante fragilità e una di queste si chiama proprio Antonio Vivaldi.

La protagonista di questo libro, così come il famoso musicista che abbiamo già avuto modo di apprezzare negli altri volumi a lui dedicati da Federico Maria Sardelli, fa parte di quei personaggi destinati ad essere irrimediabilmente amati da tutti i lettori.


Di Federico Maria Sardelli vi ricordo:

- L'affare Vivaldi

- Il volto di Vivaldi


 

domenica 12 novembre 2023

“Tana Alighieri” di Elena Petrioli

La cosa bella della Storia è la sua capacità di riuscire a meravigliarci di continuo perché ci sarà sempre qualcosa rimasto a noi celato nelle pieghe del tempo.

Ecco quindi che non stupisce se la maggior parte di noi fino ad oggi ha ignorato che Dante Alighieri avesse una sorella di nome Gaetana (o Tana). 

La vita talvolta riserva delle sorprese come è accaduto all’autrice di questo saggio. Mai, Elena Petrioli avrebbe immaginato che, per una concatenazione di eventi inaspettati, si sarebbe ritrovata un giorno addirittura ad impersonare Tana Alighieri facendo visite guidate teatralizzate.

Ognuno durante la pandemia ha reagito a suo modo ed Elena Petrioli, affermata guida turistica da oltre venticinque anni nonché appassionata di storia locale, ha rivolto in quei giorni il suo sguardo verso il Sommo.

Senza rendersene conto si è trovata a seguire le tracce della sorella di Dante, immedesimandosi così tanto nella sua storia da riuscire persino, a distanza di secoli, a riportarla in vita per le vie di Firenze.

Come nasce l’idea di questo breve saggio? Poiché risultava ovviamente impossibile trasmettere tutte le informazioni su Tana Alighieri, per quanto  purtroppo alquanto esigue, durante una visita guidata, Elena Petrioli ha avvertito la necessità di mettere per iscritto, in maniera ordinata e puntuale, una summa di quanto già pubblicato e dibattuto su questa figura quasi sconosciuta, ma alquanto importante nella vita di Dante.

Elena Petrioli, però, non si è limitata ad una mera ricerca bibliografica, ma ha confrontato tra loro le ipotesi e le argomentazioni a sostegno delle stesse dei vari storici che si sono succeduti nel corso dei secoli fino ai giorni nostri. Ha esaminato gli stessi testi danteschi e gli scritti degli autori a lui contemporanei e, infine, ha verificato in prima persona ed esaminato documenti d’archivio in maniera minuziosa e capillare così che non venisse tralasciato alcun dettaglio utile alla ricerca. Si è dedicata anche ad un attento studio topografico con l'intento di identificare, quanto più possibile, i luoghi dove si svolsero gli eventi trattati.

In questo saggio, non solo troverete la storia di Tana Alighieri, sorella maggiore di Dante e moglie del ricco mercante Lapo Riccomanni, ma anche una breve sintesi di come si presentasse la Firenze dell’epoca dal punto di vista politico, economico, sociale e topografico.

Le contraddizioni, ad un occhio moderno, potrebbero sembrare molte, per questo l’autrice ha ritenuto necessario fornire qualche breve indicazione al lettore affinché questi avesse le giuste coordinate per meglio addentrarsi nella storia. Era indispensabile per prima cosa, poi, fare chiarezza sull’annosa questione relativa alle differenze tra magnati e popolani.

“Tana Alighieri” è una lettura piacevole e interessante che riesce a far convivere nelle sue pagine due storie parallele: quella contemporanea, dell’autrice, con le sue passioni, le sue aspirazioni e le sua esperienze, e quella medievale, prettamente storica, legata al personaggio di cui si narra e di cui viene tracciato un profilo, se vogliamo, anche romantico di sorella premurosa e di moglie discreta ma capace, se necessario, anche di affiancare il marito negli affari.





domenica 15 ottobre 2023

“Quando le stelle torneranno a prenderci” di Valentina Aldeghi

Emerenziana porta il nome della protagonista di una delle leggende di Toblach, ma nonostante un nome tanto particolare Emmi, come la chiamano tutti, ignora completamente la storia di quella terra, il Sudtirolo.

A raccontare la leggenda di Emerenziana ad Angela, la mamma di Emmi, era stata la loro vicina di casa Irmgard. La leggenda aveva affascinato talmente Angela da indurla a chiamare la figlia come la principessa della fiaba.

Il legame di Emmi ed Irmgard è un legame davvero speciale; I’anziana donna è a tutti a tutti gli effetti per Emmi una nonna, alle sue cure infatti la madre l’ha sempre affidata fin da piccola quando andava al lavoro o aveva qualche impegno fuori casa.

Sarà una vacanza, all’apparenza banale e spensierata, che Emmi farà a Innichen con le amiche a sconvolgere completamente le loro vite.

Irmgard comprenderà che è arrivato il momento per lei di fare i conti con quel passato che, ora più che mai, bussa prepotente alla sua porta per essere raccontato.

Il Sudtirolo ha letteralmente travolto Emmi che, una volta tornata, si accorge di non riuscire a dimenticare Konrad, il bel tenebroso che ha fatto breccia nel suo cuore e di cui al momento ignora persino il nome. Inoltre quella terra, fino a poco tempo a lei completamente sconosciuta, sembra essere diventata per Emmi il centro dei suoi pensieri, vorrebbe comprenderne la storia, conoscere le sue leggende e afferrare il carattere della sua gente.

Il libro di Valentina Aldeghi è un racconto emozionante. Una storia d’amore tra due giovani protagonisti, Emmi e Konrad, che non può non appassionare il lettore. Entrambi insicuri e sensibili, così diversi eppure così simili. Emmi, nonostante le ferite infertele dalla vita, accetta di rischiare fin da subito il proprio cuore. Konrad, al contrario, fa fatica a lasciarsi andare, ma allo stesso tempo non riesce a restarle lontano.

Invero, la storia d’amore è anche un pretesto per raccontare la storia del Sudtirolo, una storia fatta di sofferenza, di tradimenti e di contraddizioni. Una storia che spesso il turista, che tanto dice di amare questa terra, ignora e non è neppure interessato ad approfondire.

L’autrice però non è una turista qualunque. Valentina Aldeghi, come Emmi, ha riconosciuto in Innichen la sua Heimat. Non esiste una parola italiana che possa tradurre questo termine: casa o patria non rendono la vera essenza di questa parola. Heimat è quel luogo del cuore che senti essere casa tua, un luogo a cui senti di appartenere anche se non ci sei nato. Lo scrittore Fabio Genovesi sostiene che essere nato nella propria casa, come è accaduto a lui con la Toscana, è una fortuna, ma casa è per ciascuno di noi ogni qualsivoglia luogo nel mondo a cui si senta di appartenere davvero.

Emmi si chiede se meriterà mai di appartenere a Innichen, se gli abitanti un giorno la accetteranno. È sempre difficile farsi accettare, se la propria Heimat non è il luogo dove si è nati. Si finisce sempre per sentirsi un po’ dei traditori verso il luogo di nascita e degli intrusi laddove invece vorremmo essere di casa. Ma forse ha ragione Konrad, o almeno mi piace pensarlo, quando dice che i luoghi appartengono a chi li ama e non a chi li abita.

La storia del Sudtirolo è una storia che merita di essere conosciuta. Dimentichiamo troppo spesso che la stessa Italia è una nazione giovane. Se pensiamo che ancora oggi sopravvivono campanilismi all’interno di una stessa regione e fazioni all’interno di una stessa città, dovremmo comprendere quando più possa essere ancora dolorosa la situazione in una terra in cui vicende tanto laceranti risalgono ad un passato così recente.

“Quando le stelle torneranno a prenderci” è un romanzo davvero particolate in grado di affascinare il lettore con le sue magiche atmosfere che fanno da sfondo a due storie d’amore che si rincorrono e si alternano per tutta la narrazione, quella di Irmgarg e Alois e quella di Emmi e Konrad, entrambe a modo loro intense e struggenti.

Al pari dei personaggi sono però altrettanto protagoniste del romanzo la Storia e l’importanza della salvaguardia delle tradizioni e dell’identità di un popolo.

A chi consiglierei questo libro? A chi ama le storie d’amore, a chi ama il Sudtirolo, a chi ama la storia in generale, a chi crede nel destino… insomma a tutti coloro in cerca di una bella storia e che abbiamo voglia di tornare a sognare.



lunedì 18 settembre 2023

“Dante” di Marco Santagata

Dante si sentiva un predestinato, lo si evince dalle sue opere e da come condusse la sua vita. Uno degli aspetti più rilevanti della sua personalità fu il suo sentirsi diverso. In ogni evento della sua esistenza, in ogni cosa detta e fatta, che si trattasse della morte della donna amata, della sua attività politica o della condanna all’esilio, egli vi intravide sempre la mano del destino.

Santagata si interroga su come potesse venire percepita dagli altri la personalità di un uomo tanto particolare e come potesse essere giudicato dai suoi contemporanei. L’immagine che noi abbiamo di Dante oggi è spesso quella di un uomo egocentrico e persuaso della propria eccezionalità. Un uomo che non proveniva da una famiglia magnatizia, ma che, come tale, aveva scelto di vivere. Aveva amicizie altolocate, aveva sposato una Donati e lo studio, la letteratura, la filosofia erano le uniche occupazione che riteneva adatte a lui, sebbene questo gli procurasse delle difficoltà economiche talvolta anche piuttosto rilevanti come si evince dalle fonti archivistiche.

Il libro di Marco Santagata è, come recita il sottotitolo, il romanzo della vita del Sommo Poeta. Un’esistenza che indubbiamente fu ricca di avvenimenti e consumata in un’epoca assai movimentata dal punto di vista sociopolitico. In verità, il libro è un saggio molto ben documentato e articolato, la cui lettura  si presenta scorrevole come quella di un’opera romanzata.

Il racconto della vita di Dante Alighieri non può prescindere dal racconto della storia di Firenze. Santagata ci riporta dettagliatamente gli eventi di quel tempo e ci racconta dei vari personaggi che vi presero parte regalandoci un quadro vivissimo di quell’epoca.

Dante non visse però sempre a Firenze ed ecco, allora, che Santagata ci narra anche delle diverse realtà al di fuori di Firenze e delle varie corti nelle quali l’esule trovò asilo. Lo storico indaga quindi anche i rapporti, famigliari e politici, che legavano tra loro i vari personaggi, gli appoggi sui quali Dante poté contare e quali furono i pericoli che corse.

Tra le pagine del libro non troviamo solo il racconto di Guelfi e Ghibellini, magnati e popolani, battaglie e scontri tra fazioni, ma Santagata va alla ricerca anche dei dettagli, se vogliamo, più intimi della vita di Dante.  Tenta di fare emergere ad esempio la figura del Dante bambino di cui è rimasta solo un’impercettibile traccia. All’epoca, infatti, si pensava che non fosse di alcuna utilità riportare i fatti privati dell’infanzia e della giovinezza di un individuo in quanto privi di valore morale esemplare. Cerca inoltre di comprendere quale fu il rapporto tra Dante e la moglie Gemma, che tipo di padre egli fu e che rapporto ebbe con le sorelle, in particolare con Tana, e con l fratello Francesco.

Il libro di Santagata prende in esame ogni aspetto della vita di Dante Alighieri riuscendo ad intrecciare gli eventi pubblici e privati della sua vita con le sue opere.  Marco Santagata rilegge i vari passi degli scritti mettendoli in relazione con i fatti occorsi nella vita del poeta in quegli stessi anni in cui le varie parti delle opere vennero elaborate riuscendo così a darcene un'interpretazione più completa e, anche se talvolta non proprio condivisibile, senza dubbio sempre interessante e affascinante.

Un saggio dettagliato, ben documentato, scorrevole. Una lettura estremamente piacevole che conferma l’ottimo giudizio su Santagata che avevo avuto leggendo il suo “Le donne di Dante”.





sabato 26 agosto 2023

“Democrazia machiavelliana” di John P. McCormick

Niccolò Machiavelli, secondo il pensiero di John P. McCormick, non fu né un consigliere di tiranni né un teorico repubblicano, ma un acuto studioso delle repubbliche del passato preoccupato di trovare degli strumenti di potere atti a contenere le élites.

Analizzando “Il Principe” e altri scritti, ma soprattutto prendendo in esame quanto scritto nei “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, il professor McCormick mette in risalto come, per il politico fiorentino, la libertà dipenda da istituzioni che incoraggino la diffidenza popolare nei confronti dei membri più ricchi e influenti della società e del governo. Machiavelli auspica un conflitto di classe in quanto ritiene che questo, se istituzionalizzato, possa favorire la libertà. 

Le élites tendono a scegliere un principe che appartenga alla loro stessa classe sociale perché pensano di poterlo in qualche modo manipolare in virtù degli interessi comuni. Esse desiderano il potere illimitato mentre il popolo chiede giustizia e uguaglianza, in quest’ottica quindi la partecipazione del popolo è costruttiva e positiva.

“Democrazia machiavelliana” è un articolato e corposo saggio in cui non si analizza solo il pensiero di Machiavelli, ma si prende in esame anche come questo sia stato, nel corso dei secoli, interpretato e talvolta applicato da statisti, filosofi e politici di correnti e paesi diversi.

John P. McCormick ritiene fondamentale, per una giusta interpretazione del corpus delle opere machiavelliane, considerare i destinatari delle opere stesse. In particolare, si occupa di esaminare da vicino i dedicatari dei Discorsi ovvero Cosimo Rucellai e Zanobi Buondelmonti.

Il professore McCormick, inoltre, vuole dimostrare come l’intento di Machiavelli scrivendo il Principe non fosse quello di istruire i regnanti a manipolare il popolo, ma piuttosto come la gente comune potesse controllate le élites. Desidera dimostrare come si siano spesso sottovalutati i tentativi fatti dal politico fiorentino di stabilire dei mezzi e delle istituzioni capaci di dotare i comuni cittadini del potere per resistere alla dominazione dei ricchi e scoraggiare la corruzione dei funzionari.

Indubbiamente “Democrazia machiavelliana” è un saggio molto completo, ben documentato in cui il professore McCormick ha saputo argomentare acutamente il proprio pensiero, dimostrandosi esperto conoscitore sia degli scritti di Niccolò Machiavelli che della politica sia contemporanea che di quella del passato più o meno prossimo.

Sinceramente questo libro non mi ha entusiasmato per diversi motivi, tra cui il fatto che troppo spazio è stato riservato a prefazioni e introduzioni, circa un terzo del testo. Inoltre, probabilmente perché non addentro alla materia politica e ancora legata alle più classiche, e se vogliamo anche obsolete, interpretazioni del pensiero machiavelliano, ho trovato alcune parti piuttosto forzate.

L’impressione da non addetta ai lavori, ci tengo a ribadirlo, è quello che in queste pagine si analizzino i testi di Machiavelli con l’intento di attualizzarli troppo e quasi piegarli al proprio scopo, arrivando così ad una reinterpretazione del pensiero del politico fiorentino che, a mio avviso, risulta un po’  esasperata.

La cosa certa è che, dopo aver letto questo lavoro, viene senza dubbio voglia di leggere, o rileggere, tutte le opere di Machiavelli per un interessante confronto con quanto sostenuto da John P. McCormick.

 

  

martedì 22 agosto 2023

“Memorie della Grande Mademoiselle” De Montpensier

Anne Marie Louise De Montpensier (1627-1693) era figlia di Gaston d’Orléans, unico fratello di Luigi XIII, e della prima moglie Maria di Borbone, duchessa di Montpensier.

Alla morte di Monsieur, in mancanza di eredi maschi, il ducato d’Orléans fu assegnato al fratello di Luigi XIV, e Anne Marie Louise divenne la Grande Mademoiselle per distinguerla dalla nuova Mademoiselle, figlia del principe Philippe.

Le memorie della Montpensier sono composte da ben 95 quaderni. I manoscritti sono piuttosto difficili da decifrare perché, per sua stessa ammissione, aveva una calligrafia pessima tanto che anche il padre le suggerì di far scrivere al segretario la corrispondenza a lui destinata.

Buona parte di queste memorie furono scritte negli anni 50 del XVII secolo durante l’esilio di Anne Marie Louise e la scrittura riprese successivamente nel decennio dal 1670 al 1680 per combattere la depressione sopraggiunta a seguito di un momento difficile.

Il libro, edito da Luni Editrice, ripropone ovviamente solo una piccola parte degli scritti della Grande Mademoiselle. Il volume è suddiviso in tre parti, ognuna di esse è dedicata ad un particolare evento significativo della sua vita.

Fanciulle a corte. La madre di Anne Marie Louise morì poco dopo la sua nascita e lei venne affidata ad una governante. Erano gli anni del cardinale Richelieu.

Eroina della Fronda. Racconta degli anni burrascosi in cui la De Montpensier non si risparmiò per la causa e, al contrario del padre sempre indeciso e opportunista, non esitò a mantenere le proprie posizioni pagando in prima persona per le proprie idee.

L’amore. Fin da adolescente erano state prese in considerazione per lei le più importanti teste coronate, un elenco infinito di pretendenti, tra cui figuravano il futuro re d’Inghilterra, il delfino di Francia e l’imperatore d’Austria. Non se ne fece mai nulla. All’età di 43 anni, però, Anne Marie Louise si innamorò come una ragazzina del duca di Lauzun, un partito talmente al di sotto del suo rango da scandalizzare l’intera Corte. Il re prima diede il suo consenso, ma pochi giorni dopo lo ritirò. Lauzun venne incarcerato a Pinerolo dove restò imprigionato per ben dieci anni.

Anne Marie Louise De Montpensier, il miglior partito d’Europa, morì senza essersi mai sposata e senza eredi.

Ogni sezione del libro è corredata da alcune interessanti pagine introduttive (note del curatore) in cui si inquadra minuziosamente il periodo storico a cui si riferiscono i fatti narrati dalla Grande Mademoiselle e, allo stesso tempo, si traccia un profilo dettagliato dei personaggi che vi presero parte.

A leggere frasi del tipo “Soffrirei a vedervi ballare e divertirvi, invece di andare dove vi spacchino la testa oppure ci rimettano sopra la corona” non si può non sorridere e non pensare alla sorellastra Marguerite Louise d’Orléans e alle sue amorevoli lettere indirizzate al consorte Cosimo III de’ Medici.

Anne Marie Louise De Montpensier fu una donna del suo tempo, più vicina alla moda della Corte di Luigi XIII che a quella del Re Sole. Estremamente calata nella parte che il suo rango le imponeva, teneva in massimo conto lo stile di vita che poteva mettere in risalto la sua posizione. Per lei i balli, lo sport, le feste e la possibilità di convolare a nozze con una testa coronata erano una priorità.

Eppure, a differenza del padre che con i suoi comportamenti ipocriti, voltagabbana e opportunisti la mise spesso a disagio, Anne Marie Louise fu una donna a suo modo fedele ai propri principi, per quanto talvolta discutibili, e un’amica leale.

Può far sorridere quel suo amore nato in tarda età che la portò a coprirsi di ridicolo e le costò letteralmente una fortuna, ma anche questo in fin dei conti non fa che confermare che la passione e la determinazione che seppe dimostrare in battaglia erano un qualcosa che le apparteneva sia nel pubblico che nel privato.

Forse la grazia e la misura non furono proprio le sue principali doti, ma sinceramente e, non l’avrei mai pensato prima di leggere questo libro, alla fine questa Grande Mademoiselle che si descrive come una donna dall’aria altera, ma non supponente, gentile e alla mano, ma che sa farsi rispettare, che sa parlare in pubblico, ma anche tacere se non conosce l’argomento trattato, che non è schiava dell’abbigliamento, ma è lontana dall’apparire sciatta, forse un po’ collerica, ma giusta e con un gran senso dell’onore, insomma alla fine a me è risultata particolarmente simpatica. L’ho trovata a suo modo una figura femminile forte, volitiva e di grande fascino.

Ho scoperto questo volume per caso al Salone del Libro. Un’edizione davvero molto bella e ben curata; una casa editrice che merita un occhio di riguardo per le sue pubblicazioni. L’unico appunto, proprio a voler essere pignoli, non ho compreso la scelta di mettere sulla copertina un ritratto di Maria Antonietta anziché quello di Anne Marie Louise De Montpensier.

 

domenica 20 agosto 2023

“Il Barone. Corso Donati nella Firenze di Dante” di Silvia Diacciati

Nipote di Gualdrada Donati, colei che secondo la leggenda provocò la nascita delle più famose fazioni della storia, quelle dei Guelfi e dei Ghibellini, Corso Donati nacque intorno alla metà del Duecento.

Le ricchezze della famiglia Donati provenivano dai loro possedimenti fondiari sparsi nel contado fiorentino, dal prestito ad usura, dal finanziamento di imprese commerciali, mercantili e bancarie e infine dai proventi della guerra. 


I maschi della famiglia, infatti, così come quelli delle famiglie loro pari, eccellevano nell’arte delle armi e Corso non era ovviamente da meno.


Le cronache lo ricordano come un cavaliere di grande valore, suo fu il merito della vittoria nella battaglia di Campaldino (1289), un uomo bellissimo, oratore raffinato, impavido ma anche irrequieto, violento, collerico, dispotico e troppo ambizioso.

Corso Donati si macchiò della pena più infamante ovvero quella di aver anteposto il proprio interesse a quello di Firenze.


Fu seguito da molti e maledetto da altrettanti, ma di certo chi più di tutti odiò Bonaccorso di messer Simone dei Donati, detto il Barone, fu Dante Alighieri che, per vendicarsi, lo condanno alla damnatio memoriae. Corso, infatti, non viene mai nominato nell’opera più famosa del Sommo Poeta, la Commedia.


Il libro di Silvia Diacciati è molto particolare. Si legge velocemente come un romanzo, essendo scritto con una prosa estremamente piacevole e scorrevole, ma si tratta in verità di un saggio molto ben articolato e dettagliato. Nulla di ciò che viene riportato è frutto di fantasia anche se a volte si potrebbe stentare a crederlo.


Si tratta di un testo senza dubbio di carattere divulgativo, ma risulta comunque insolita la scelta dell’autrice di non aver inserito delle note che riportino quanto meno i riferimenti dei documenti d’archivio consultati e una ampia bibliografia a termine del volume.


In merito a questo saggio avevo letto qualche critica sul fatto che non aggiungesse nulla di nuovo a quanto conosciuto dai più. Non sono assolutamente d’accordo perché si tratta di un lavoro capillare e molto ben documentato. Tantissimi sono i riferimenti alle fonti letterarie, alla cronachistica e alla documentazione d’archivio.


Il testo riesce ad inquadrare perfettamente il personaggio nel periodo storico in cui visse senza limitarsi, come spesso accade, a prendere in esame solo la fase in cui si svolsero le lotte tra Bianchi e Neri. Numerosi sono anche gli interessanti aneddoti che riguardano la vita di Corso e dei suoi amici, famigliari e avversari.


Dalle pagine di questo saggio emerge la figura di un personaggio che, se pur con mille difetti, fu a suo modo una figura eroica ed estremamente affascinante, pertanto, più che degna di essere ricordata tra le più importanti figure della storia fiorentina.