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domenica 12 luglio 2026

“Il primo Sabbat. La Luce dietro lo specchio” di Antonietta A. Conte

Dopo gli eventi narrati ne Il primo Sabbat, la trilogia prosegue con La luce dietro lo specchio, un secondo volume che abbandona gradualmente la fase introduttiva per entrare nel vivo della storia, approfondendo i personaggi e ampliando ulteriormente l'universo narrativo.

Al centro del romanzo ritroviamo Maya, la giovane strega del fuoco, costretta a fare i conti con la propria nuova natura e con un'identità che appare sempre più difficile da conciliare. Se nel primo libro la scoperta dei suoi poteri rappresentava l'inizio di un percorso, qui il vero ostacolo diventa accettare ciò che è diventata e trovare un equilibrio tra due mondi che sembrano inconciliabili.

Maya si ritrova infatti divisa tra la famiglia umana che l'ha cresciuta con amore e quella vampira alla quale appartiene per nascita. Un conflitto che non riguarda soltanto la sua natura soprannaturale, ma anche la sfera più intima dei sentimenti. Il peso del tradimento subito dall'uomo che ama, la paura di mettere in pericolo le persone a cui vuole bene e il difficile rapporto con il padre, il Signore di Rocca Aita, che l'ha abbandonata appena nata, rendono il suo percorso ancora più complesso. Il desiderio di comprendere le ragioni del passato si scontra continuamente con una ferita che sembra impossibile da rimarginare.

Accanto alla protagonista fanno il loro ingresso numerosi nuovi personaggi, mentre quelli già conosciuti acquistano maggiore profondità. La trama si arricchisce di nuove alleanze, rivalità e segreti, assumendo una struttura più articolata rispetto al volume precedente. Le diverse specie che popolano questo universo, streghe, vampiri, licantropi demoni e stregoni, non rappresentano soltanto fazioni contrapposte, ma diventano il mezzo attraverso cui l'autrice riflette sul significato dell'appartenenza, dell'accettazione e dei legami familiari.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio il valore attribuito alla famiglia, intesa non solo come vincolo di sangue, ma anche come scelta e responsabilità reciproca. I rapporti tra i personaggi si rivelano infatti il vero cuore della narrazione: amicizie, amori, tradimenti e riconciliazioni si intrecciano continuamente, dimostrando come, al di là della specie di appartenenza, siano i sentimenti a guidare le scelte dei protagonisti. Che si tratti di vampiri, streghe o licantropi, i legami raccontati appaiono istintivi, profondi e viscerali. A volte basta un gesto, un silenzio o una parola non detta perché ogni equilibrio costruito con fatica rischi di sgretolarsi.

Anche in questo secondo capitolo non mancano i colpi di scena. Molte verità rimaste nell'ombra iniziano finalmente a emergere, mentre nuovi interrogativi si affacciano, mantenendo costante la curiosità del lettore. La narrazione conserva un ritmo scorrevole e coinvolgente, alternando momenti di introspezione a scene più dinamiche, senza perdere mai di vista il percorso di crescita dei protagonisti.

La luce dietro lo specchio rappresenta quindi un naturale punto di svolta all'interno della trilogia. Se il primo volume aveva il compito di introdurre personaggi e ambientazione, questo secondo capitolo consolida l'intera costruzione narrativa, amplia la mitologia del mondo creato dall'autrice e prepara il terreno per quello che si preannuncia come lo scontro decisivo.

Il finale lascia infatti aperte numerose questioni e alimenta la curiosità verso l'ultimo capitolo della saga. A questo punto non resta che proseguire con il terzo volume, per scoprire come tutti i fili della storia arriveranno finalmente a intrecciarsi nella resa dei conti conclusiva.



domenica 28 giugno 2026

“Il primo Sabbat” di Antonietta A. Conte

La madre di Maya muore dandola alla luce e, da quel momento, la sua vita prende una direzione diversa. A crescerla è Cassandra, una donna premurosa che la accoglie come una figlia propria, colmandola d’affetto e protezione. Di suo padre, invece, Maya non sa nulla: nessuna spiegazione, nessuna traccia, soltanto un’assenza che resta sospesa.

Crescendo, Maya intreccia il suo destino con quello di Cloe e Selene. Le tre bambine diventano inseparabili, legate da un’amicizia profonda che somiglia in tutto e per tutto a un vincolo di sangue. Sono sorelle scelte, unite da un’intesa che sembra non poter essere spezzata.

Eppure, nel loro mondo fatto di complicità e quotidianità condivisa, si muove qualcosa nell’ombra. Maya non sa di avere una sorellastra, né immagina che questa presenza silenziosa stia tramando per distruggerla insieme alle sue due amiche. Intorno a loro, infatti, si addensano misteri sempre più fitti, mentre si rivela una verità destinata a cambiare ogni equilibrio: Maya, Cloe e Selene non sono ragazze qualunque. Sono giovani streghe elementali, dotate di poteri che devono ancora imparare a comprendere e controllare. Sarà Cassandra a guidarle in questo percorso di scoperta e consapevolezza.

Ho scoperto Il primo Sabbat quasi per caso al Salone del Libro. Si tratta del primo volume di una trilogia che si è rivelato una lettura sorprendentemente ricca e stratificata. I personaggi sono numerosi e ben intrecciati, e la trama si sviluppa con ritmo coinvolgente, popolandosi di licantropi, vampiri, stregoni e creature che arricchiscono un universo narrativo variegato e dinamico.

Non mancano i colpi di scena che si susseguono mantenendo viva l’attenzione fino all’ultima pagina. Nonostante la mole del volume, la lettura risulta scorrevole e mai pesante: questo primo capitolo ha chiaramente la funzione di introdurre l’universo narrativo e i suoi protagonisti, costruendo le fondamenta di una storia più ampia e articolata. Non si tratta dunque di un romanzo autoconclusivo, ma di un tassello iniziale che apre la strada all’intera trilogia.

Le atmosfere richiamano, almeno in parte, alcuni grandi immaginari della letteratura fantasy e paranormale contemporanea, con echi che possono ricordare saghe come Twilight o The Vampire Diaries. Tuttavia, la narrazione riesce a mantenere una sua identità e una certa originalità, risultando nel complesso piacevole e meritevole di attenzione.

Non resta quindi che proseguire con il secondo volume, lasciandosi alle spalle il giusto grado di curiosità, senza anticipare troppo per non rivelare i misteri che ancora attendono di essere svelati.




mercoledì 7 gennaio 2026

“Dryadem. La leggenda” di Marie Albes

Ayres ha ventidue anni, ma porta addosso un senso di colpa antico, pesante, che le impedisce di vivere la sua età con la leggerezza che meriterebbe.

La sua vita scorre in una routine fatta di piccoli lavori: al mattino tra i profumi di carta e polvere della libreria antiquaria, al pomeriggio tra i colori delicati di un negozio di fiori. Una quotidianità silenziosa, quasi sospesa, che sembra proteggerla e imprigionarla al tempo stesso.

Poi, il destino bussa alla sua porta. Ha il volto di un ragazzo affascinante, James, che irrompe nella sua vita con una richiesta impossibile: ha bisogno di lei per spezzare una maledizione lanciatagli da una giovane strega.

Ayres non sa cosa pensare. Dubbi, paure, esitazioni la assalgono. Eppure, qualcosa dentro di lei la spinge ad accettare, forse perché quel viaggio non è solo la ricerca di un modo per sciogliere un incantesimo, ma anche l’occasione per ritrovare se stessa, per capire finalmente chi è davvero.

“Dryadem. La leggenda” è il primo volume di una trilogia fantasy decisamente particolare. Non si limita a raccontare una storia di magia: intreccia cultura celtica, miti antichi, divinità dimenticate, stregoneria e leggende.

Il ritmo iniziale è piuttosto lento e fatica un po’ a ingranare. Tuttavia, una volta che la storia prende avvio, gli eventi si incastrano con coerenza e la trama si ricompone in modo convincente.

I personaggi sono numerosi, ma è Ayres quella che rimane nel cuore del lettore e non solo perché è la protagonista della storia. Fragile e forte, smarrita e determinata, è una giovane che cresce, che sbaglia, che cerca. Quello di Ayres è un viaggio dentro la magia e dentro se stessa.

Non è possibile considerarlo un romanzo autoconclusivo: troppi misteri restano sospesi, troppe domande attendono risposta. E così, una volta chiusa l’ultima pagina, non resta che proseguire il viaggio ed immergersi nel seguito della saga.

Una storia affascinante, ricca di magia e di ombre, che parla di destini intrecciati e di identità da ritrovare. Un inizio che promette molto e che invita a restare.



martedì 1 luglio 2025

“Ambrushur” di Max Peronti

Dopo la caduta del tiranno Zorks, i regni degli uomini sprofondano nel caos: antiche tensioni riaffiorano, nuove alleanze prendono forma e patti occulti si intrecciano. Intanto, orde di pelle-verde si preparano a travolgere l’Ovest, mentre misteriosi razziatori approdano sulle coste meridionali.

In questo clima di incertezza, il negromante Xankroz guida oltre il mare un esercito terrificante, fatto di fantasmi, vampiri, zombie e ogni più spaventosa creatura. Il suo obiettivo è quello di completare un oscuro rituale che annienterebbe ogni forma di vita. L’unica speranza risiede nell’ambrushur Omega, incaricato di fermarlo, ma per riuscirci dovrà stringere un’alleanza pericolosa con maghi oscuri e un elfo dalla dubbia lealtà.

Scoperto quasi per caso al Salone del Libro, questo romanzo fantasy dalle sfumature dark ha superato di gran lunga le mie aspettative. Già dal breve riassunto che ho condiviso, si intuisce quanto il mondo creato da Max Peronti sia ricco e stratificato. Un universo narrativo complesso, sorretto da mappe dettagliate, terre immaginarie e un pantheon divino sfaccettato e sorprendente: un vero piacere per chi ama perdersi tra le pagine di mondi alternativi.

Numerosi sono i richiami ai grandi classici del fantasy, da Tolkien a Sapkowski, passando per Marion Zimmer Bradley e George R. R. Martin. Ma non mancano nemmeno evidenti suggestioni provenienti dalla letteratura gotica. È proprio la perfetta fusione tra questi due universi narrativi a rendere la trama e i suoi personaggi così affascinanti e intensi.

Il mondo immaginato da Max Peronti è qualcosa di sorprendentemente vivido e autentico. Un universo narrativo che non cerca facili dualismi; bene e male non sono entità nette ma sfumature che si intrecciano, proprio come nella vita reale.

I protagonisti di questa storia non sono eroi perfetti né antagonisti assoluti: sono personaggi ambigui, profondi, sfaccettati. È proprio questa loro umanità fragile, contraddittoria, a tratti spietata a renderli tanto affascinanti. Ognuno di loro si muove in un equilibrio precario tra luce e ombra, e in questa varietà ogni lettore potrà riconoscere il proprio personaggio del cuore.

Per quanto mi riguarda, è stato l’elfo oscuro Jeven a catturare la mia attenzione sin dalle primissime pagine. La sua aura enigmatica, pervasa da un’inquietudine silenziosa e da un fascino tenebroso, mi ha completamente conquistato. C'è in lui una tensione irrisolta che affascina e inquieta allo stesso tempo, un equilibrio fragile che lo rende unico.

Da tempo non mi capitava di leggere un fantasy tanto coinvolgente: ricco di colpi di scena, sorprendente e assolutamente avvincente. È uno di quei romanzi che ti catturano sin dalle prime pagine e non ti lasciano andare fino all’ultima riga.

Il finale, aperto e carico di potenzialità, offre un epilogo soddisfacente: la storia si conclude in modo coerente, rendendo il libro perfettamente fruibile anche come volume autoconclusivo. In poche parole: non avete scuse per non leggerlo e sono certa che sarete conquistati anche voi da questo tanto mondo oscuro quanto irresistibile.

 

domenica 10 novembre 2024

“Il priore oscuro” di Jack Roland

Il campo di battaglia è disseminato di cadaveri, l’Ordine Bianco è stato sconfitto, ma la strega non è morta, la guerra non è finita. È solo questione di tempo prima che l’esercito di Wèn (Vortingern), torni a seminare terrore e morte.

I dodici Priori, i custodi dei dodici elementi sui quali si basa l’equilibrio del mondo, stanno morendo. Wèn, la creatrice del tredicesimo elemento, la stregoneria, ne sta distruggendo la stabilità con il suo esercito di strigoi e lamie.

Ad un cavaliere risorto per mano dei Priori spetterà il compito di fermare la strega e le sue orde di spettri. Ad affiancarlo, in questo incarico dagli esiti quantomai incerti, ci saranno tre donne: la gatta mutaforma Vesper, la veggente Avril e la regina Valka, conosciuta da tutti anche come Valka la Sanguinaria o la Madre dei Predoni.

Il romanzo di Jack Roland è un racconto in cui nulla è come sembra e dove la sottile linea che distingue il bene dal male è fragilissima. Bene e male non possono mai essere concetti assoluti e il personaggio del cavaliere Tristo è l’incarnazione stessa del principio per cui, talvolta, un male diventa necessario quando il bene che ne scaturisce è superiore.

La conoscenza di Jack Roland dei grandi classici del ciclo arturiano è indubbia così come è vasta la sua conoscenza della letteratura fantasy, possiamo citare due saghe su tutte quella di The Witcher di Andrzej Sapkowski e quella del Trono di Spade di George R.R. Martin. Jack Roland, però, conosce altrettanto bene i racconti del terrore, si potrebbero in questo caso citare come Lovecraft e Poe.

Jack Roland è stato bravo a trarre ispirazione da questa vasta materia letteraria per ricreare un mondo tutto suo, dove i personaggi hanno una loro propria identità. Non è facile creare un mondo dove una veggente, che a tratti richiama alla mente la leggendaria Morgana, e un cavaliere, che presenta alcune caratteristiche tipiche dei paladini arturiani e allo stesso tempo quelle di un Geralt di Rivia, riescano a risultare credibili aggirandosi tra vampiri e inquisitori. Eppure, non solo il racconto è estremamente piacevole, ma i personaggi sono tutti dotati di un carisma e un fascino non comuni. 

Interessante poi la sottotraccia del racconto in cui si evidenza l’importanza di una convivenza civile e rispettosa tra le varie etnie e le varie professioni di fede, una tematica estremamente attuale.

Quella narrata nel Priore Oscuro è una storia molto interessante e coinvolgente, a suo modo anche originale, senza dubbio un racconto cupo e potente come i suoi protagonisti.  

  

 


domenica 24 marzo 2024

“Il mago m.” di René Barjavel

Più di mille anni fa, in Bretagna, viveva un mago di nome Merlino. Inizia così il romanzo con cui René Barjavel (1911-1985) dà forma e unità alla “materia di Bretagna” riportando in vita la leggenda di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Merlino, il mago che pur umano non viene sfiorato dal tempo perché possiede l’eterna giovinezza delle foreste, Viviana, la giovane fanciulla da lui amata e nelle cui vene scorre il sangue dell’antica regina di quelle stesse foreste, Lancillotto, bello e valoroso cavaliere innamorato della regina Ginevra, moglie di Re Artù Morgana, donna intelligentissima ma anche tremendamente pericolosa perché dotata di una bellezza satanica, sono i protagonisti principali del libro di Barjavel.  A fare poi da cornice alle loro avventure e a quelle dei cavalieri della Tavola Rotonda troviamo tra le pagine di questo splendido romanzo anche una pletora di dame e cavalieri, di re e regine, di uomini e donne del popolo, di animali comuni e fantastici.

Un mondo fiabesco e ancestrale dove il divino entra continuamente in contatto con l’umano, dove ogni cosa è possibile, dove gli antichi dei si sono fatti da parte per lasciare spazio al Dio dei Cristiani, ma non sono scomparsi del tutto, un mondo dove il diavolo parla agli uomini e si palesa costantemente a loro, dove gli eventi inspiegabili sono all’ordine del giorno per cui gli uomini non si fanno troppe domande, tanto più quando si tratta di avvenimenti positivi.

Merlino è un mago in grado di esercitare poteri immensi, ma neanche lui può nulla sui sentimenti degli uomini e delle donne e, dal momento che è egli stesso umano, nulla può neppure sui propri.

L’Avventura insieme all’amore che lega Merlino a Viviana sono il filo conduttore del romanzo. Tra incantesimi e sortilegi, paesaggi stregati e castelli magici che appaiono e scompaiano senza lasciare traccia, intrighi e tradimenti, amori e passioni travolgenti, tornei e battaglie, scorrono dinnanzi agli occhi del lettore, come in un film, le storie che vedono protagonisti i cavalieri alla ricerca del Santo Graal, ma a solo uno di loro, il più puro, sarà concesso il permesso di alzare il velo del Calice e vedere cosa esso contenga.   

La narrazione è veloce, senza dubbio anche per merito dell’ottimo lavoro svolto dalla traduttrice Anna Scalpelli. Il lettore si trova talmente immerso nel flusso del racconto da sentirsi egli stesso quasi un personaggio della storia, in grado di udire il clangore delle spade in battaglia o percepire la presenza di Merlino ogni volta questo si palesi.

Una particolarità da sottolineare è il fatto che l’autore in alcuni punti ha introdotto elementi moderni facendo riferimento, ad esempio, a macchine escavatrici o al traffico di alcune nostre grandi città. Quando questo accade, accade sempre in concomitanza di eventi legati all’operato del diavolo, quasi a voler sottolineare una contrapposizione tra la bellezza e i valori del tempo del mito e i tempi moderni segnati dal progresso; un tempo futuro che avrà in sè qualcosa di diabolico e contaminato.    

Ho scoperto “Il mago m.” di René Barjavel per caso curiosando tra gli stand del Book Pride a Genova. Lo considero un incontro decisamente fortunato. Un libro assolutamente da leggere.


domenica 14 gennaio 2024

“The house of the Wolfings” di William Morris

William Morris (1834-1896) fu un uomo dotato di una mentalità estremamente versatile; molteplici furono i suoi interessi che spaziarono nei più diversi campi artistici e culturali sino ad approdare alla militanza politica. Egli fu uno dei primi socialisti inglesi.

Tra le sue innumerevoli passioni ci furono la mitologia nordica e il romanzo medievale in particolar modo quello islandese. Questi argomenti influenzarono largamente la sua produzione letteraria.

“The house of the Wolfings” è il romanzo che ha ispirato la nascita del genere fantasy. Lo stesso J. R. R. Tolkien affermò di aver tratto ispirazione proprio da quest’opera per le storie ambientate nella sua “Terra di Mezzo”.

La storia del romanzo di William Morris racconta della lotta tra i Goti e gli invasori Romani, inframmezzando alla realtà storica elementi mitologici e fantastici.

In un alternarsi di prosa e poesia, la fusione di elementi di magia e di verità del passato danno vita ad un racconto epico carico di pathos e raffinato lirismo.

Protagonista del racconto è Thiodolf, condottiero degli Wolfings, una della Casate più importanti della Marca. Spetterà a lui, scelto come Comandante di Guerra insieme ad Otter dei Laxings, condurre gli eserciti per difendere le Terre delle Genti dal famelico invasore.

William Morris esalta in queste pagine il valore, l’ardore e l’eroismo dei Goti contrapponendolo all’avidità e all’irreggimentazione proprie dei Romani sebbene non manchi, comunque, di riconosce a questi un grande coraggio in battaglia.

È appassionante poter leggere la storia da un altro punto di vista, quello dei Goti appunto, essendo noi quasi sempre abituati a leggerla dal punto vista dei Romani.

“The house of the Wolfings” è un romanzo che affronta temi che, oltre ad interessare i cultori del genere fantasy che qui potranno ritrovare le atmosfere all’origine del loro genere preferito, diventano anche un importante spunto di riflessione sociale considerando proprio la visione politica utopistica dell'autore.

Qualche parole deve assolutamente essere spesa per la casa editrice Black Dog: molto bella la veste grafica del volume, ottima la qualità della carta e particolarmente felice l’idea di corredare il volume con le bellissime illustrazioni in bianco e nero opera di Elena Massola. Infine, da sottolineare l’interessante prefazione a cura di Andrea Comincini che qui ci racconta il genio dimenticato di William Morris.




sabato 13 novembre 2021

“The Witcher - La stagione delle tempeste” di Andrzej Sapkowski”

Ultimo volume nato dalla penna di Andrzej Sapkowski, per la precisione l’ottavo della saga di The Witcher, “La stagione delle tempeste” si rifà ad eventi accaduti prima che Geralt incontrasse Ciri mentre per quanto riguarda Yennefer i loro destini si erano già incrociati o forse sarebbe più giusto dire si erano già scontrati.

Geralt di Rivia è ancora un semplice strigo che si guadagna da vivere facendo il mestiere per cui è stato addestrato e trasformato ovvero uccidere mostri tenendo così al riparo gli esseri umani da creature malvagie e pericolose quali vampiri, licantropi, strigi e quant’altro.

Un giorno, dopo aver portato a termine un compito e forse anche un po’ per l’amarezza dovuta all’esito non proprio limpido di questo lavoro, decide di fare una deviazione e di fermarsi a Kerack attratto dall’idea di consumare un pranzo gourmet in una rinomata locanda del paese.

Qui viene arrestato apparentemente senza alcun motivo e gettato in carcere per ben quattro giorni. A farlo imprigionare, salvo poi pagare subito la cauzione per farlo uscire, è una famosa e avvenente maga che risponde al nome di Lytta Neyd, Corallo per gli amici, soprannome dovuto al colore del rossetto che usa.

Cosa vuole la maga dallo strigo? Perché farlo arrestare per poi adoperarsi subito per il suo rilascio? E chi ha rubato le spade che Geralt aveva lasciato in custodia appena entrato in città?

Questi sono solo alcuni dei numerosi interrogativi che il lettore inizia a porsi fin dalle prime pagine quando, come sempre, viene trascinato immediatamente nel vortice degli eventi che si susseguono senza sosta sostenuti da una scrittura fluida e dal ritmo serrato.    

Se la conclusione della saga mi aveva lasciata un po’ perplessa per il finale troppo amaro e indefinito della storia, questo ultimo volume mi ha di nuovo conquistata totalmente.

A differenza dei primi due volumi che erano due raccolte di racconti, quest’ultimo libro è un romanzo completo.

Nonostante sia stato scritto ormai a saga già risolta, ho ritrovato in queste pagine tutta la vivacità e la freschezza dei primi scritti.

Ammetto che ero piuttosto scettica in quanto ad aspettative e invece il libro si è rivelato una piacevolissima sorpresa. Contrariamente ad alcune opinioni negative che avevo letto principalmente legate al fatto che a saga conclusa non avesse alcun senso riprendere una storia ormai pienamente definita, ho trovato questo libro una più che apprezzabile soluzione per ritrovare quei personaggi che per tanto tempo ci avevamo coinvolto e appassionato con le loro storie.

Per concludere con le parole dell’autore Il racconto continua. La storia non finisce mai e chissà forse un giorno…

A tal proposito vi ricordo che da dicembre sulla piattaforma Netflix è prevista l’uscita della seconda stagione della serie tv tratta dai romanzi.

 



mercoledì 3 novembre 2021

“Il Corvo e la Rosa. La strega” di Chiara Mattozzi

La storia si svolge nell’Inghilterra della seconda metà del Duecento quando i Lord si scontravano per pochi acri di terra o meglio lasciavano che a combattere per quei pochi acri fossero i loro prodi cavalieri.

In quel tempo cavalieri senza macchia e senza paura, guidati dal senso dell’onore, timorati di Dio, che avevano giurato incondizionata fedeltà ai loro Lord si affrontavano senza esclusione di colpi.

Il libro si apre proprio su una di queste sanguinose battaglie. Gli eserciti che si stanno affrontando sul campo appartengono a due Lord rivali di lunga data: Lord Randall Threston e Lord Alexander.

Richard, cavaliere di Lord Randall, cade a terra ferito e resta privo di sensi; viene soccorso da Claire, una giovane dai capelli rossi, che lo porta nella sua casa nel bosco.

Al risveglio il cavaliere si accorge di essere stato soccorso da una strega. Ebbene sì, Claire è una strega e a farle compagnia nella sua casetta ci sono un corvo di nome Morgana, un gatto di nome Horus e il suo amico fantasma di nome Cradoc.

Richard è terrorizzato dall’idea di trovarsi a contatto con una strega tanto più perché scopre, curiosando in un grimorio, che Claire aveva previsto il suo arrivo da molto tempo.

Claire sa che Richard è il suo uomo, la chiave che le permetterà di attuare la sua vendetta. Da tanto tempo infatti Claire attende il giorno in cui potrà finalmente mandare all’Inferno colui che ha lasciato che sua madre morisse tra le fiamme.

In verità, nonostante Richard denunci la presenza della strega a Lord Randall non riuscirà a disinteressarsi del suo destino e anzi si sentirà in dovere di proteggerla; Claire, da parte sua, contrariamente a quanto programmato, non riuscirà a usare Richard per i propri scopi temendo per l’incolumità del giovane a cui si è irrimediabilmente affezionata.

L’amore è una forza superiore a cui nessuno dei due sarà in grado di resistere, ma quale futuro potrà mai esserci per una strega e un cavaliere?

La veste grafica del libro è molto accattivante: ogni capitolo presenta il capolettera decorato in stile medievale ed è preceduto da una bella illustrazione opera di Fabiana Castellani il cui stile in alcune tavole ricorda un po’ quello di Victoria Francés, un’illustratrice che io amo moltissimo.

“Il corvo e la Rosa. La Strega” ha il sapore delle fiabe antiche, una storia delicata e dal ritmo non serratissimo proprio come erano le fiabe di un tempo.

L’autrice lascia ampio spazio all’introspezione psicologica dei personaggi ed è giusto che sia così perché non è tanto la trama a fare la differenza in questo romanzo, seppur sia assolutamente ben strutturata, coinvolgente e ricca di colpi di scena, quanto piuttosto il sentire dei vari protagonisti. Durante la lettura si percepiscono infatti chiaramente i loro dubbi, i loro timori, le loro fragilità e la difficoltà a comprendere cosa sia giusto o sbagliato in un mondo dove ogni cosa non è mai bianca o nera, ma spesso assume tutte le sfumature del grigio.

La storia è ambientata nell’Inghilterra del Medioevo, ma certe tematiche sono profondamente attuali: il ruolo della donna, l’accettazione del diverso, il condizionamento psicologico e la difficoltà a liberarsi dei pregiudizi.

Eppure, argomenti così moderni non stridono assolutamente all’interno  del romanzo, ma anzi portano il lettore a riflettere senza distoglierlo dal racconto facendo crescere in lui un forte rapporto empatico con i vari personaggi.

Il romanzo come ogni favola che si rispetti ha una sua morale, il finale però resta aperto e chissà che non sentiremo parlare ancora di Claire e dei suoi doni.

 


domenica 1 agosto 2021

“Nuvole al tramonto” di Domenico Corna

Sin da bambina Martina era stata piuttosto complicata tanto che i suoi genitori avevano incontrato numerose difficoltà nel gestire quel suo essere diverso.

Non interagiva con gli altri bambini perché non comprendeva come loro potessero essere appagati di usare la loro fantasia per riprodurre per gioco la vita reale degli adulti. 

La fantasia di Martina aveva ali più grandi, era capace di creare nuovi mondi. Martina era dotata di una sensibilità fuori dal comune, soffriva quando d’autunno le foglie cadevano dagli alberi e amava parlare non solo con i cani, ma con tutti gli esseri viventi.

Martina, costretta tanto tempo prima dai genitori e dalla vita a dimenticare quell’universo di bambina fatto di fantasia, si trova un giorno all’improvviso nuovamente avvolta da quel suo mondo immaginario.

Lei però non è più la Martina di un tempo, ne è spaventata e non lo riconosce; da adulta non comprende come possa esserci un mondo dove coesistano montagne innevate accanto ad aridi deserti, dove dal fitto dei boschi di abeti ci siano scoiattoli burloni che si divertono a tirare ghiande ai passanti.

La giovane si sente perduta così divisa tra due mondi, quello della fantasia e quello della realtà. Non sarà facile per lei ricomporre il puzzle, affrontare quella che ha tutto l’aspetto di essere una malattia; ci vorrà davvero una grande forza di volontà per superare la paura che l’attanaglia e la diffidenza di chi le sta accanto.

Il libro di Domenico Corna è un libro molto particolare e di non facile classificazione: fantasy, drammatico, contemplativo, filosofico.

È un libro evocativo in cui il lettore viene indotto a perdersi nel flusso di riflessioni e ricordi della protagonista. Spesso il lettore si trova egli stesso a fluttuare tra quelle nuvole rosse che portano con sé storie e pensieri.

Martina è una novella Alice nel paese delle meraviglie, ma anche un piccolo principe che incontra la volpe. Ginetta ed Edi accompagnano Martina nel suo difficile percorso alla ricerca di se stessa come fantasmi del Natale dickensiano.

“Nuvole al tramonto” è anche un romanzo che racconta il disagio giovanile e lo fa attraverso le storie dei ragazzi della piazza che Martina frequenta per un periodo della sua vita. Sono le storie di Daniele con la sua chitarra, di Laura con la passione per la politica, di Giulio il ragazzo sensibile che cade vittima dell’eroina, di Luisa in perenne fuga dalla madre prostituta, del piccolo Giovanni che grazie all’intervento di Martina riesce a salvarsi in tempo e a ricostruire il rapporto con la madre.

“Nuvole al tramonto” ci parla dei difficili rapporti genitori-figli, dell’incomunicabilità e della difficoltà di riuscire a fare le scelte giuste, ci parla delle fragilità di ciascuno di noi e della paura di crescere, ma  soprattutto ci spiega quanto siano importanti la fantasia e l’immaginazione nelle nostre vite perché

Due sono le vite: una da vivere, un’altra da inventare. La prima si è spesso costretti a viverla come viene. Talvolta si riesce a cambiarla e allora sembra che tutto funzioni bene, talvolta invece non funziona per niente. Ma c’è un’altra vita, ti può condurre dove non esiste l’angoscia, lontano dagli incubi. Non nasce quando nasce il corpo e non termina quando bisogna lasciarlo. Esiste da sempre, lì ad attenderti.




lunedì 12 luglio 2021

“The Witcher – La Signora del Lago” di Andrzej Sapkowski

Con “La Signora del Lago” siamo giunti al capitolo finale della saga di The Witcher.

Geralt di Rivia e la sua compagnia si sono fermati a Toussaint per rimettersi in forze prima di riprendere il loro viaggio alla ricerca di Ciri.

In questo regno di incomparabile bellezza Ranuncolo, con sua somma soddisfazione e gioia, diviene oggetto delle attenzioni della duchessa Anna Henrietta, sua vecchia fiamma, mentre la maga Fringilla Vigo, su istruzioni della Loggia, si impegna a sedurre Geralt per cercare di estorcergli utili informazioni.

Mentre Yennefer si trova sempre prigioniera del pericoloso mago Vigefortz, Ciri, dopo essere riuscita a sfuggire ai suoi inseguitori usando il portale magico all’interno della Torre della Rondine, è ora ospite degli Elfi. In realtà la principessa di Cintra si accorgerà ben presto che l’interesse degli Elfi nei suoi confronti non è per nulla disinteressato e lei non è affatto loro ospite, ma piuttosto loro prigioniera.

Se nulla nel precedente volume poteva fare presagire un qualche legame con le leggende del ciclo arturiano, tranne forse per una bambina di nome Nimue, qui il titolo stesso del libro non può che richiamare alla memoria la celebre Dama del lago e con lei tutta una serie di personaggi di cui in effetti viene fatta in parte menzione in questo capitolo finale.

Senza dire niente che possa compromettere il piacere della lettura, posso anticiparvi che Ciri in quest’ultimo libro prenderà finalmente piena coscienza di cosa davvero significhi essere il Sangue Antico, la Signora dei Mondi in grado di esercitare il potere sul tempo e sullo spazio.

Ho trovato quest’ultimo romanzo un po’ diverso dai precedenti e non vi nascondo che all’inizio ho fatto un po’ di fatica a metter a fuoco la storia. In particolare, ho trovato un po’ dispersiva l’idea di introdurre dei personaggi che nulla hanno a che fare con la storia principale e contribuiscono invece a rendere piuttosto confuso e disomogeneo il racconto.

La seconda parte del romanzo invece acquista l'abituale ritmo incalzante dei precedenti libri e la storia riprende slancio. I personaggi principali tornano con tutta la loro forza per arrivare con la loro consueta dinamicità all’atto conclusivo della storia. 

Ci sono alcuni passaggi del racconto che hanno suscitato in me alcune perplessità come, ad esempio, lo strano comportamento di Emhyr var Emreis che non sembra avere una logica spiegazione o l’uscita di scena improvvisa di alcuni personaggi; a difesa dell’autore va detto però che ci sono anche diversi colpi di scena inaspettati e di grande effetto.

Come sempre non è facile accomiatarsi da dei protagonisti che così a lungo ci hanno fatto compagnia, soprattutto se con essi abbiamo stretto un profondo legamene empatico.

Non posso dirvi che abbia amato il finale che l’autore ha scelto per questa saga, avrei preferito senza dubbio un epilogo più lieto e meno indefinito, ma non sarebbe stato giusto. Credo che la conclusione scelta da Sapkowski sia quella più coerente con il mondo da lui creato e senza dubbio più corrispondente al carattere e alla storia dei suoi protagonisti.

L'ultima pagina del romanzo non è un vero addio a Geralt di Rivia, ma solo un arrivederci. Ad attendere il lettore, infatti, c’è ancora una raccolta di racconti intitolata “La Stagione delle Tempeste” e per gli appassionati delle serie Tv è stato già annunciato, proprio in questi giorni, che dal 17 dicembre 2021 sarà disponibile su Netflix la seconda stagione di The Withcher.

 



 

 

sabato 5 giugno 2021

“The Witcher – La Torre della Rondine" di Andrzej Sapkowski

Il precedente volume si era concluso con Geralt di Rivia fatto cavaliere dalla regina Meve dopo la vittoria contro le truppe nilfgaardiane.

Questo nuovo episodio di The Witcher, penultimo capitolo della saga, si apre con la descrizione dell’infernale Caccia Selvaggia che si svolge durante la notte dell’equinozio autunnale e che, come narrano le leggende, è portatrice di morte e sventura.

Tutti coloro che sono legati emotivamente alla principessa Cirilla hanno avvertito un funesto presagio che la riguarda.

La Leoncina di Cintra infatti giace ferita e svenuta nella paludi di Pereplut dopo essere riuscita a sfuggire ai suoi inseguitori. I suoi amici Ratti sono stati tutti barbaramente assassinati davanti ai suoi occhi. A soccorrerla è un anziano eremita, Vysogota di Corvo, che grazie alle sue conoscenze mediche riesce a strapparla alla morte.

Durante la convalescenza Ciri racconterà al vecchio le sue avventure rendendo così partecipe anche il lettore di quanto accaduto.

Geralt insieme ai suoi compagni, nel frattempo, cerca di raggiungere i Druidi con la speranza di riuscire ad ottenere informazioni su Ciri, ma anche i nemici non hanno smesso di cerarla con insistenza.

Le macchinazioni governative delle varie fazioni continuano senza sosta; nelle fila nilfgaardiane qualcuno trama contro l’Imperatore, la Loggia delle maghe vuole Ciri per portare a compimento il proprio disegno politico e il mago Vilgefortz è sempre più ossessionato dalle sue ricerche sul Sangue Antico.

Yennefer, da tutti accusata ingiustamente di tradimento, cerca in ogni modo di rintracciare la sua pupilla che proprio in questo libro per la prima volta pensando alla maga si rivolgerà a lei chiamandola mamma.

Chi riuscirà a raggiungere per prima Ciri? Geralt? Yennefer? O i suoi nemici? Ciri che, dismessi i panni della terribile Falka, è tornata a rivestire quelli dell’erede di Cintra è davvero così indifesa come tutti coloro che la amano sembrano pensare oppure il suo potere si è del tutto manifestato e la profezia è ormai prossima a compiersi?

Il racconto scorre veloce fin dalle prime pagine, il ritmo è incalzante, tanti i colpi di scena e gli avvenimenti che si susseguono senza interruzioni.

La narrazione brillantemente bilanciata presenta una perfetta alternanza di pagine dedicate a combattimenti senza esclusione di colpi e adrenalinici inseguimenti e di altrettante pagine dedicate alla descrizione di intrighi di corte, cospirazioni, incontri diplomatici e trame politiche.

In questo libro, inoltre, forse più che nei precedenti, si illustrano le caratteristiche che contraddistinguono le diverse popolazioni e i vari regni. In modo particolare davvero interessanti sono le pagine dedicate alle isole Skellige e al regno di Kovir.

“La Torre della Rondine” ci catapulta a tutta velocità verso l’epilogo della storia. Non siete un po’ curiosi di sapere come finirà? Allora a presto con il capitolo finale della saga ossia “La Signora del Lago”.



venerdì 7 maggio 2021

“The Witcher - Il battesimo del fuoco" di Andrzej Sapkowski

Geralt, ferito gravemente durante la rivolta scoppiata sull’isola di Thanedd, viene curato dalle driadi nei boschi di Brokilon. Qui conosce Milva, una giovane spia al servizio della regina delle driadi, che si adopera a mettere in salvo gli Scoiattoli in difficoltà.

Grazie a lei Geralt viene a conoscenza che la sua “bambina sorpresa” è sopravvissuta e si trova a Nilfgaard prigioniera dall’Imperatore Emyr var Emreis.

Nonostante non sia ancora del tutto guarito lo strigo decide di rimettersi in cammino per raggiungere il palazzo imperiale nilfgaardiano e liberare la sua Ciri.

L’impresa ovviamente si rivelerà più complicata del previsto perché la guerra infuria ovunque e tutte le strade sono pattugliate da ronde di soldati.

Ad accompagnare Geralt nel suo viaggio troviamo oltre a Milva anche una vecchia conoscenza, il simpatico poeta Ranuncolo; la compagnia è però destinata ad allargarsi grazie agli imprevedibili incontri fatti lungo la strada.

Tra questi l’incontro più affascinante è quello con il barbiere Regis, una figura molto interessante e misteriosa che nasconde un arcano segreto.

Geralt incrocerà anche un’altra vecchia conoscenza del lettore, il pericoloso Cavaliere Nero, il peggiore incubo della fiamma di Cintra; il cavaliere però si rivelerà un personaggio molto diverso da quello conosciuto nei libri precedenti.

Sappiamo, dalla fine dello scorso volume, che colei che a Nilfgaard viene fatta passare per la principessa Cirilla è in realtà solo una sosia; la vera leoncina di Cintra  scorazza infatti libera in compagnia dei Ratti, una pericolosa brigata di banditi.

Geralt troverà Cirilla? Che fine ha fatto Yennefer? La maga aveva davvero tradito? È sopravvissuta? E qual è il futuro della magia? Tante le domande a cui rispondere in questo terzo volume della saga (quinto in ordine di lettura).

Di tutti il libri “Il battesimo del fuoco” è forse quello che parte più lentamente; per il primo centinaio di pagine non accade molto, ma poi il racconto riprende il consueto ritmo e l’avventura ritorna il tema dominante. Potremmo considerarlo un volume di passaggio, dopo i fatti di Thannedd questo terzo libro prepara il lettore al futuro sviluppo della storia.

Ovviamente per non svelare qualcosa che possa guastare il piacere della lettura non posso dire molto di più, ma sia Regis che il Cavaliere Nero sono due personaggi che mi hanno davvero colpita. Anche Milva è indubbiamente una figura ben caratterizzata e non priva di fascino, ma è un personaggio più scontato mentre gli altri due sorprendono davvero il lettore pur se in modi diversi tra loro.

Sorprese e colpi di scena, come sempre, non mancano mai nei libri di Andrzej Sapkowski.  Prossimo appuntamento: “La torre della Rondine”.





domenica 14 febbraio 2021

“The Witcher – Il tempo della guerra” di Andrzej Sapkowski

“Il tempo della guerra” è il secondo capitolo della saga di The Witcher, ma come ormai voi ben sapete è in realtà il quarto libro in ordine di lettura considerando anche i primi due volumi di racconti. La storia vera e propria è narrata in cinque romanzi e viene completata da un ultimo volume di racconti aggiuntivi da leggersi come epilogo conclusivo dell’intera opera di Sapkowski.

Yennefer e Ciri sono dirette all’isola di Thanedd dove Yennefer è attesa alla riunione annuale dei maghi e la principessa di Cintra entrerà nella scuola di Aretuza per completare il suo addestramento.

Nonostante la maga abbia cercato di prendere ogni precauzione possibile per raggiungere incolumi la loro destinazione, tre sicari sono sulle loro tracce e riuscirebbero senza dubbio a portare a termine il lavoro per cui sono stati ingaggiati, se Geralt non fosse pronto ad intervenire in difesa di Yennefer e della Fiamma di Cintra.

La guerra è sempre più vicina: la gente è spaventata, le alleanze tra i vari regni vacillando, le truppe nilfgaardiane si fanno sempre più pericolose e gli Scoiattoli imperversano seminando il terrore tra la popolazione.

I maghi litigano assumendo posizioni sempre più divergenti tanto che quella debole intesa che li teneva uniti sembra a questo punto destinata a spezzarsi definitivamente.

In questo nuovo rischioso scenario Thanedd si rivelerà essere un posto molto pericoloso per la Leoncina di Cintra.

Con la guerra alle porte è necessario schierarsi, la neutralità non è più un’opzione praticabile e anche Geralt di Rivia ne è ormai ben consapevole.

Come i precedenti volumi anche “Il tempo della guerra” è un romanzo ricco di colpi di scena, adrenalinico, in grado di far volare il lettore con la fantasia in un mondo popolato da strane creature, maghi, elfi e ogni altra cosa possiate immaginare.

L’autore descrivere minuziosamente non solo gli stati d’animo dei protagonisti, ma anche il paesaggio circostante nonché lo svolgersi degli avvenimenti con tutti gli effetti ad essi connessi e alle ripercussioni che le scelte di ogni singolo personaggio inevitabilmente producono sulle decisioni altrui.

In questo libro troviamo forse, rispetto al precedente volume, meno introspezione psicologica dei personaggi e molta più azione; la scrittura invece resta molto veloce rendendo come sempre oltremodo scorrevole e piacevole la lettura.

“Il tempo della guerra” è un tempo sospeso dove nulla è ancora deciso, dove tutto può ancora succedere, dove nulla è davvero come sembra e non è dato essere certi di chi veramente abbia tradito chi.

L’appuntamento è quindi al prossimo episodio “Il battesimo del fuoco” il cui solo titolo sembra già essere foriero di scenari molto appassionanti e avvincenti.




sabato 9 gennaio 2021

“The Witcher - Il sangue degli Elfi" di Andrzej Sapkowski

Primo capitolo della saga di The Witcher, in realtà terzo libro in ordine di lettura, “Il Sangue degli Elfi” racconta quanto accaduto dopo il massacro di Cintra e la successiva vittoriosa battaglia di Sodden contro gli invasori nilfgaardiani.

I due volumi precedenti (“Il guardiano degli innocenti” e “La spada del destino”) sono infatti una raccolta di racconti dedicati agli avvenimenti occorsi fino alla battaglia di Sodden e al trattato firmato dai regni settentrionali con Nilfgaard, una tregua fragile che costringe, almeno per il momento, i nilfgaardiani a non oltrepassare il confine dello Jaruga.

Geralt di Rivia, il Lupo Bianco, ha finalmente incontrato il suo destino, la sua bambina sorpresa, Cirilla la principessa di Cintra.

Ciri, dopo la morte della nonna, la regina Calanthe, avvenuta durante il massacro di Cintra, è riuscita miracolosamente a mettersi in salvo e a sfuggire al terrificartene nero cavaliere di Nilfgaard che le dava la caccia.

Ora la bambina è con Geralt, lo strigo a cui era destinata fin da prima della sua nascita.

Geralt ha tutte le intenzione di difendere la sua protetta e per questo la conduce a Kaer Morhen, la dimora degli strighi, il luogo dove questi vengono addestrati.

Ciri vorrebbe ella stessa diventare uno strigo, il primo strigo donna, ma quando una sera si manifestano i primi segni delle sue forti capacità psichiche, Geralt deve necessariamente affidarsi all’aiuto di qualcuno più esperto.

La principessa Cirilla è la bambina dal Sangue Antico, lei è la Fiamma di Cintra e la profezia di’Itlina sta per compiersi.

Sapevo, dopo aver letto i racconti, che sarei andata avanti nella lettura perché ero rimasta piacevolmente sorpresa dalla storia nata dalla penna di Andrzej Sapkowski che, a parer mio, merita pienamente il successo raggiunto con la sua saga.

Avevo sentito invece pareri contrastanti sulla serie tv tratta dai suoi libri così, prima di affrontare la  lettura dei romanzi, ho pensato fosse giusto vederla per farmi un’idea.

La serie tv di Netflix non mi è affatto dispiaciuta anche perché non era per niente facile riuscire a rendere uniforme il materiale piuttosto frammentario fornito dai primi due volumi. Direi anche più che indovinata la scelta di Henry Cavill nel ruolo di Geralt di Rivia e quella di Anya Chalotra per interpretare Yennefer di Vengerberg.

Indubbiamente però mi sento in dovere di consigliare la lettura dei racconti prima della visione della serie Tv per comprendere al meglio non tanto la storia quanto la psicologia dei personaggi.

Consiglio che, a mio avviso, dovrebbe essere messo in pratica prima di vedere qualunque trasposizione cinematografica o televisiva relativa a qualsivoglia romanzo.

Veniamo adesso a “Il sangue degli Elfi”, il primo dei cinque romanzi, nato dalla penna di colui che è definito oggi uno degli scrittori fantasy più letti d’Europa.

Diciamo subito che rispetto ai libri di racconti, trattandosi di un romanzo, nonostante qualche salto temporale e alcuni flashback, la trama è ovviamente più omogenea.

Le linee narrative tendono a semplificarsi e quindi è più facile seguire la storia e con essa il succedersi degli avvenimenti.

In questo romanzo la dimensione avventurosa è forse meno preponderante rispetto a quella presente nei racconti, viene dato più spazio all’introspezione psicologica dei protagonisti e all’approfondimento delle dinamiche che legano tra loro i vari personaggi; la trama però resta sempre avvincente e il ritmo serrato e incalzante regala numerosi momenti di suspense che permettono di mantenere sempre altissima l’attenzione del lettore.

Gli intrighi e i tradimenti la fanno da padrone, nessuno è mai ciò che sembra e soprattutto nessuno può mai essere sicuro di aver accordato la  propria fiducia alla persona giusta.

Ciri è molto legata a Geralt e lui a lei, ma Ciri ora è molto legata anche a Yennefer e la maga, si sa, è sempre stata una donna imperscrutabile e pericolosa. Inoltre ciò che lega Geralt e Yennefer è qualcosa di forte e indissolubile anche se loro stessi per primi sembrano non crederci fino in fondo.

Con i suoi numerosi colpi di scena e la sua prosa coinvolgente, “Il Sangue degli Elfi” non ha tradito le mie aspettative, sebbene fossero molto alte. Non mi resta quindi che continuare la mia avventura e dedicarmi quanto prima alla lettura del prossimo romanzo intitolato “Il tempo della guerra”.