domenica 3 maggio 2026

“Neve di primavera” di Yukio Mishima

Tokyo, 1912. All’indomani della guerra russo-giapponese, l’aristocrazia nipponica, ancora avvolta in un’etichetta severa, quasi immobile, avverte le prime incrinature di un mondo che cambia, rapido e inesorabile, sotto la pressione della modernità.

Al centro della vicenda si staglia Kiyoaki Matsugae, giovane erede di una famiglia che solo mezzo secolo prima viveva ai margini: militari di provincia, poveri ma vitali, lontani dalla raffinatezza della corte. È il padre, ora marchese, a voler recidere ogni traccia di quell’origine, affidando il figlio sin dall’infanzia alla nobile casata degli Ayakura, affinché respiri la grazia e la raffinatezza dell’alta aristocrazia.

Crescendo tra quelle mura, Kiyoaki condivide gli anni più delicati con Satoko, figlia degli Ayakura: affascinante e  luminosa, pià matura e profondamente innamorata di lui fin dall’infanzia. Ma l’amore di Satoko si infrange contro l’ambiguità del giovane. Kiyoaki è bello, sì, ma inquieto, incostante; capace di una crudele indifferenza verso chi lo ama, come se temesse che ogni sentimento potesse sottrargli qualcosa anziché donarglielo.

Il suo è un cuore esitante, sospeso; come una bandiera al vento è incapace di scegliere la direzione. Forse teme Satoko, o forse teme ciò che lei risveglia in lui. Il suo comportamento è contraddittorio, spesso irritante, e non conquista facilmente la simpatia del lettore. Eppure, proprio in questa fragilità si compie il suo percorso: un lento, tormentato cammino di crescita emotiva, in cui l’amore diventa prova, specchio e, infine, rivelazione. Solo attraversando il dolore e il rimpianto, Kiyoaki si avvicina a ciò che significa davvero diventare uomo.

Attorno a lui si muove una costellazione di figure vivide: il conte Ayakura, elegante, ma sottomesso, suo malgrado, alla volontà del marchese Matsugae a causa delle difficoltà economiche della famiglia; la madre del marchese, donna energica e determinata; e soprattutto Honda, l’amico leale, saldo e razionale, capace di comprendere Kiyoaki senza mai smarrire se stesso, mantenendo quella distanza che è forma di rispetto e di lucidità.

“Neve di primavera” è un romanzo talvolta esigente, che chiede attenzione e sensibilità, ma che ricompensa con una bellezza sottile e persistente. Un mondo lontano, che può apparire difficile da comprendere agli occhi occidentali, ma proprio per questo ancora più affascinante. Una storia profonda, che non si limita a raccontare i protagonisti, ma scava anche nelle pieghe dell’animo dei personaggi secondari, restituendo un affresco complesso e raffinato.

Quando l’ultima pagina si chiude, restano una lieve e struggente sensazione e una domanda sospesa: se sia davvero possibile afferrare la felicità quando la si riconosce, o se, come Kiyoaki, si sia destinati a comprenderne il valore solo nel momento in cui ormai è troppo tardi.



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