domenica 28 giugno 2026

“Il primo Sabbat” di Antonietta A. Conte

La madre di Maya muore dandola alla luce e, da quel momento, la sua vita prende una direzione diversa. A crescerla è Cassandra, una donna premurosa che la accoglie come una figlia propria, colmandola d’affetto e protezione. Di suo padre, invece, Maya non sa nulla: nessuna spiegazione, nessuna traccia, soltanto un’assenza che resta sospesa.

Crescendo, Maya intreccia il suo destino con quello di Cloe e Selene. Le tre bambine diventano inseparabili, legate da un’amicizia profonda che somiglia in tutto e per tutto a un vincolo di sangue. Sono sorelle scelte, unite da un’intesa che sembra non poter essere spezzata.

Eppure, nel loro mondo fatto di complicità e quotidianità condivisa, si muove qualcosa nell’ombra. Maya non sa di avere una sorellastra, né immagina che questa presenza silenziosa stia tramando per distruggerla insieme alle sue due amiche. Intorno a loro, infatti, si addensano misteri sempre più fitti, mentre si rivela una verità destinata a cambiare ogni equilibrio: Maya, Cloe e Selene non sono ragazze qualunque. Sono giovani streghe elementali, dotate di poteri che devono ancora imparare a comprendere e controllare. Sarà Cassandra a guidarle in questo percorso di scoperta e consapevolezza.

Ho scoperto Il primo Sabbat quasi per caso al Salone del Libro. Si tratta del primo volume di una trilogia che si è rivelato una lettura sorprendentemente ricca e stratificata. I personaggi sono numerosi e ben intrecciati, e la trama si sviluppa con ritmo coinvolgente, popolandosi di licantropi, vampiri, stregoni e creature che arricchiscono un universo narrativo variegato e dinamico.

Non mancano i colpi di scena che si susseguono mantenendo viva l’attenzione fino all’ultima pagina. Nonostante la mole del volume, la lettura risulta scorrevole e mai pesante: questo primo capitolo ha chiaramente la funzione di introdurre l’universo narrativo e i suoi protagonisti, costruendo le fondamenta di una storia più ampia e articolata. Non si tratta dunque di un romanzo autoconclusivo, ma di un tassello iniziale che apre la strada all’intera trilogia.

Le atmosfere richiamano, almeno in parte, alcuni grandi immaginari della letteratura fantasy e paranormale contemporanea, con echi che possono ricordare saghe come Twilight o The Vampire Diaries. Tuttavia, la narrazione riesce a mantenere una sua identità e una certa originalità, risultando nel complesso piacevole e meritevole di attenzione.

Non resta quindi che proseguire con il secondo volume, lasciandosi alle spalle il giusto grado di curiosità, senza anticipare troppo per non rivelare i misteri che ancora attendono di essere svelati.




venerdì 26 giugno 2026

“Meretricula” di Roberta Savelli

Meretricula, piccola meretrice: così rimane impressa, per molti, la figura di Francesca Ordeaschi, signora di Villa Chigi, compagna e poi moglie di Agostino Chigi, il più ricco banchiere d’Europa, uomo potentissimo e vicino ai grandi della sua epoca, tra cui papa Leone X.

Il romanzo ricostruisce la vicenda di una donna capace di conquistare il cuore di un uomo influente e carismatico, al punto da fargli mettere in discussione equilibri familiari e sociali consolidati. Il legame con Francesca diventa infatti una frattura profonda nei rapporti con la sua famiglia, in particolare con il fratello Sigismondo, che non accetterà mai quella relazione, giudicandola scandalosa e inappropriata.

La storia prende avvio a Venezia, dove Francesca è ancora una bambina cresciuta nella povertà. È proprio in questo contesto difficile che la madre, spinta dalla miseria, la avvia alla prostituzione, segnandone precocemente il destino. Tuttavia, il corso della sua vita cambia radicalmente quando incontra l’amore: un incontro che si rivela decisivo e che la porterà lontano da Venezia, fino a Roma, accanto ad Agostino Chigi. Qui Francesca diventa la donna più invidiata e ammirata della città, immersa nello splendore e nelle contraddizioni del potere rinascimentale.

Nel romanzo, Francesca racconta la propria vita in prima persona. Attraverso la sua voce emergono il passato doloroso, le paure mai sopite, e un amore assoluto e totalizzante per il suo uomo. Ma insieme all’amore cresce anche la consapevolezza di una condizione difficile da superare: quella di meretrice, un’etichetta sociale che non riesce mai a cancellare del tutto, alimentata dal giudizio degli altri, dall’invidia e dai pregiudizi.

Accanto a questa identità imposta, emerge anche la condizione più ampia della donna nel Rinascimento: una figura spesso ridotta a ornamento, utile principalmente a garantire discendenza, raramente riconosciuta per intelligenza e autonomia. Eppure Francesca dimostra sensibilità, forza e lucidità, mentre Agostino la ama sinceramente, pur restando prigioniero delle convenzioni del suo tempo, che nemmeno il potere e la ricchezza possono davvero scardinare.

Lo sguardo del romanzo è sorprendentemente moderno: attraverso la scrittura evocativa e poetica di Roberta Savelli, la storia di una figura femminile storicamente marginale viene ricostruita e reinventata con intensità narrativa, fino a darle il volto ideale della Fornarina di Raffaello. Ne nasce un racconto ben costruito, coerente e profondamente immerso nell’atmosfera del Rinascimento, capace di restituire voce e dignità a una donna rimasta ai margini della storia ufficiale.


giovedì 18 giugno 2026

“Cosimo I de’ Medici” di Roberto Cantagalli

Fin dalle prime pagine, il volume di Cantagalli si rivela particolarmente intrigante per una ragione tutt'altro che scontata: dedica ampio spazio agli anni giovanili di Cosimo de' Medici, un periodo spesso trascurato dalla maggior parte delle biografie a lui dedicate. Eppure proprio in quella fase, quando il futuro duca e poi granduca di Toscana viveva ancora nell'ombra come semplice cittadino, si trovano molte delle chiavi necessarie per comprendere la sua personalità e il suo successivo operato politico.

La scarsità delle informazioni e la loro genericità contribuirono, del resto, a trarre in inganno la stessa oligarchia patrizia fiorentina guidata da Francesco Guicciardini. Alla morte del duca Alessandro, Cosimo fu scelto come soluzione di compromesso, quasi come un male minore, nella convinzione che fosse un giovane inesperto e facilmente manovrabile. La storia avrebbe dimostrato quanto questa valutazione fosse errata.

Fin dalla giovinezza emerge infatti un carattere incline alla solitudine, alla riservatezza e a una riflessione sempre misurata. Cosimo era un uomo che ponderava gesti e parole, poco incline alle manifestazioni esteriori dei sentimenti. Una durezza che mantenne anche durante il governo. Emblematico, in tal senso, fu il suo comportamento quando dovette affrontare quasi contemporaneamente la perdita della moglie Eleonora di Toledo e dei figli Giovanni e Garzia: mantenne un contegno severo e composto, senza lasciarsi andare pubblicamente al dolore. Questo atteggiamento contribuì ad alimentare le dicerie e le falsificazioni diffuse dai suoi nemici.

Un ruolo fondamentale nella sua formazione fu svolto dalla madre, Maria Salviati. Donna intelligente, prudente e profondamente protettiva nei confronti del figlio unico, si occupò personalmente della sua educazione, scegliendo i migliori precettori e circondandolo di collaboratori capaci di guidarlo nella crescita. La sua influenza rimase determinante fino a quando il suo posto accanto a Cosimo non venne progressivamente occupato dalla moglie Eleonora di Toledo.

Il libro di Cantagalli è, a tutti gli effetti, una biografia e non pretende di essere un trattato storico specialistico. Tuttavia si distingue per la qualità della scrittura e per la capacità di organizzare le informazioni in modo chiaro e coinvolgente. La narrazione procede con fluidità, senza tralasciare aspetti significativi della vicenda umana e politica del protagonista, sostenuta da una bibliografia ampia e accurata.

L'autore non si limita a raccontare l'ascesa al potere di Cosimo, ma analizza anche la sua azione di governo: la fondazione delle accademie, il rapporto con l'amata Eleonora, il legame con i figli e, in particolare, quello con il futuro successore Francesco I.

Dalle pagine emerge il ritratto di un principe profondamente pragmatico. Cosimo credeva nella concretezza, nella forza esercitata con determinazione e, quando necessario, con spregiudicata fermezza. A suo giudizio, queste erano qualità indispensabili per chiunque volesse affermarsi e mantenere il potere. Pur essendo un mecenate di rilievo, era molto diverso da Lorenzo il Magnifico: non possedeva la stessa inclinazione umanistica e letteraria. Sotto molti aspetti ricordava piuttosto Cosimo il Vecchio, condividendone il pragmatismo, l'attenzione agli affari e una notevole abilità nella gestione delle attività economiche e commerciali.

Fu proprio grazie a queste qualità che Cosimo riuscì a trasformare profondamente la Toscana, consolidandone il prestigio e il peso politico. La sua determinazione gli consentì infine di ottenere il riconoscimento del titolo granducale, assicurando ai suoi discendenti una posizione di assoluto rilievo nel panorama europeo.

Il libro è dunque una lettura consigliata non soltanto a chi desidera approfondire la figura di Cosimo I de' Medici, ma anche a chi vuole comprendere meglio la nascita della Toscana moderna e il percorso che portò uno dei più importanti sovrani del Rinascimento italiano a lasciare un'impronta indelebile nella storia.

Al termine della lettura resta l'impressione di aver scoperto un Cosimo I più umano e complesso rispetto all'immagine, spesso schematica, tramandata dalla storiografia. Non solo il sovrano che rese grande la Toscana, ma anche il giovane uomo che, attraverso prove, responsabilità e ambizioni, costruì il proprio destino. Grazie a una narrazione scorrevole e ben documentata, Cantagalli restituisce al protagonista tutta la sua profondità storica e umana, realizzando una biografia che riesce a essere al tempo stesso rigorosa, accessibile e appassionante.