Mi innamorai di Machiavelli
da ragazzina, quando lo incontrai per la prima volta sui banchi di scuola, alle
medie. Forse è proprio da lì che è cominciata la mia curiosità per quell’uomo
che ancora oggi sembra sfuggire a qualsiasi definizione. Machiavelli: o lo si ama o lo si odia.
Politico,
filosofo sui generis, letterato, uomo di Stato, osservatore lucido e spesso
spietato dell’animo umano. Per molto tempo è stato raccontato
soprattutto attraverso l’ombra del Principe, la sua opera più celebre. Ma
Niccolò Machiavelli fu molto altro.
Visse in un’epoca segnata da
guerre, instabilità e profondi mutamenti. Cambiavano le strategie militari,
cambiavano gli equilibri politici e, in un mondo così mutevole, bisognava
imparare ad adattarsi alle circostanze.
Anche la sua vita pubblica e
privata fu tutt’altro che semplice: il
servizio politico, la caduta della Repubblica fiorentina, l’esilio e quella
distanza dolorosa dal mondo del potere al quale aveva dedicato gran parte della
propria esistenza.
Eppure, accanto all’uomo
politico, c’era un altro Machiavelli. Un uomo che amava gli autori antichi con i quali, scriveva al Vettori, era
solito conversare come fossero amici. Ma anche un uomo capace di ridere, scherzare e godersi la vita. Un uomo dal
sorriso beffardo e ironico, dietro il quale si può intravedere persino una
certa timidezza. Astuto, certo, ma anche resiliente.
E poi c’è il Machiavelli delle passioni, quello
che ho scoperto solo più avanti, attraverso lo studio e la lettura più
approfondita della sua vita e delle sue opere. Un uomo che frequentava le prostitute e che, per quanto emerge dalle fonti, non
sembra aver avuto una particolare inclinazione alla fedeltà coniugale. Non ci
sono giunte, almeno per quanto riguarda il materiale noto, lettere amorose
indirizzate alla moglie. Le cronache
hanno inoltre alimentato voci sulla sua frequentazione anche di giovani uomini:
elementi che non sempre è facile distinguere dalle dicerie del tempo.
Il
libro di Ernesto Screpanti ci fa però conoscere un volto inaspettato di Machiavelli,
una vera sorpresa: un Machiavelli innamorato, che confida le
proprie pene d’amore all’amico Francesco Vettori in una lettera del 3 agosto
1514.
Rimane, però, un vuoto:
l’identità di colei che gli ha conquistato il cuore. Machiavelli ha
quarantacinque anni. È lontano dal centro della scena politica e nella sua vita
sono già passati gli anni del potere, della diplomazia, delle missioni e degli
affanni. E proprio allora arriva quell’amore che Machiavelli dice ha cercato di
combattere, ma dal quale è stato avvinto senza scampo. Cupido non sembra
intenzionato ad arrendersi: scaglia contro di lui dardi sempre più potenti,
fino a farlo capitolare. E accade qualcosa di sorprendente. L’uomo che ha fatto della politica e della
conoscenza degli uomini una delle grandi ossessioni della propria vita si
ritrova improvvisamente prigioniero di un sentimento capace di mettere tutto il
resto in secondo piano.
La lettura degli antichi
passa sullo sfondo. Gli affanni politici si fanno più lontani. L’esilio, le
preoccupazioni, gli affari, il potere: tutto sembra perdere, almeno per un
momento, la propria importanza.
Chi
è questa donna capace di rapire il cuore dell’ex segretario fiorentino? È
proprio da questa domanda che nasce la ricerca di Ernesto Screpanti.
Il libro indaga un volto
meno conosciuto di Machiavelli: quello dell’uomo innamorato, passionale,
vulnerabile. Un Machiavelli che emerge soprattutto in due lettere a Vettori e
che permette di rileggere alcune delle sue opere sotto una luce diversa.
Screpanti cerca le tracce di questa donna anche nei testi
delle opere di Machiavelli (La Clizia, L’Asino, la Commedia, la Serenata,
l’Epistola della peste, la Mandragola), tanto nelle opere dalla paternità certa
quanto in quelle più discusse. Sono frammenti, allusioni, coincidenze,
immagini, parole che sembrano ritornare. E allora la ricerca diventa quasi
un’indagine poliziesca.
Archivi
romani e fiorentini, documenti, lettere, testimonianze, date, nomi,
spostamenti: un paziente incrocio di dati nel tentativo di ricostruire una
storia che il tempo ha lasciato in penombra.
Persino i calcoli di
probabilità e gli strumenti dell’intelligenza artificiale entrano in questa
indagine, non per sostituire il lavoro storico, ma per mettere alla prova le
coincidenze, confrontare gli indizi e verificare quanto una determinata
identificazione possa essere plausibile.
E
alla fine emerge un volto. O, meglio, emerge la possibilità di un volto.
Non vi svelo volutamente il
nome della donna. Del resto, probabilmente, quel nome vi direbbe ben poco. Ma è
proprio il percorso per arrivare a lei a costituire una parte essenziale della
storia.
Non esiste
un’identificazione certa, e sarebbe scorretto fingere il contrario. Esistono
però molti dati, molte coincidenze, molte tracce che, una volta messe insieme,
sembrano comporre un quadro sorprendentemente coerente e realistico.
Il
libro non soltanto ci racconta chi fu con ogni probabilità la donna che fece
innamorare Machiavelli, ma soprattutto chi diventò Machiavelli quando si
innamorò.
Perché dietro il teorico
della ragion di Stato, dietro l’uomo che osservava il potere con lucidità quasi
spietata, c’era anche un uomo capace di arrendersi a una passione.
E forse è proprio lì, nelle
due lettere a Vettori riportate nel saggio di Screpanti, che per un istante possiamo
vedere Machiavelli senza la maschera del politico. Un uomo di quarantacinque
anni. Un uomo lontano dal potere. Un uomo che ha perso molto. E un uomo che,
improvvisamente, ha ritrovato qualcosa di molto più pericoloso da governare: il
proprio cuore.

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