Il
libro di Aldo Cazzullo dedicato a San Francesco si presenta come un’opera che
sfugge alle definizioni canoniche. Non è
una biografia in senso stretto, né un semplice saggio storico: è piuttosto un percorso
attraverso le molteplici sfaccettature della vita del santo, la sua storia,
la sua storiografia, la sua eredità spirituale
e culturale. Cazzullo non si limita a
raccontare Francesco: lo osserva da angolazioni nuove, lo mette in dialogo con
il nostro presente, lo restituisce alla sua complessità.
Già
dalle prime pagine l’autore sorprende il lettore con un accostamento inatteso: la vita di Francesco paragonata a quella
del Buddha, nella figura di Siddhartha. Un parallelismo che evidenzia punti
di contatto sorprendenti come la rinuncia, la ricerca interiore, la compassione, ma
anche differenze profonde. È un’apertura
che incuriosisce e invita a proseguire la lettura, perché suggerisce che il
libro non seguirà strade prevedibili, ma tenterà di illuminare zone meno
esplorate.
Di
San Francesco conosciamo i dogmi più celebri: l’amore per la natura, il
rispetto per la dignità umana, la fratellanza universale. Eppure la sua figura,
a differenza di quella di molti altri santi, non si è mai cristallizzata.
Attraversa i secoli riuscendo a rimanere estremamente
moderna.
Cazzullo
insiste su un aspetto spesso trascurato: Francesco
non era soltanto il santo sorridente che parlava agli uccelli. Era un uomo
attraversato da passioni forti, capace di dolcezza ma anche di decisione. Un
ribelle quando necessario, capace di durezza e fermezza. La sua gioia non
era ingenuità, ma scelta consapevole, frutto di una visione radicale della
vita.
Francesco
cresce in un’epoca di grandi trasformazioni: le città si espandono, le università
nascono, il denaro circola, le banche si consolidano, le crociate infiammano
l’immaginario collettivo. È un mondo in fermento, in cui tutto sembra muoversi.
In
questo contesto, la sua rivoluzione non viene condannata, come accadde ad altri
movimenti spirituali, perché non mirava
a demolire la Chiesa, ma a riportarla alla sua essenza. La sua povertà non era
protesta politica, ma testimonianza spirituale. La sua ribellione non era
distruttiva, ma rigeneratrice.
Le
fonti su Francesco sono numerose, contraddittorie, talvolta poco credibili.
Alcune sono state scoperte solo recentemente; altre sono state manipolate o
reinterpretate dalla Chiesa per ragioni storiche e politiche fin da subito dopo
la morte di Francesco. È un terreno complesso, dove la santità rischia di
trasformarsi in leggenda e la leggenda di oscurare l’uomo.
Cazzullo
affronta questo labirinto con l’attenzione del giornalista e la sensibilità del
narratore. Cerca di distinguere ciò che
è storicamente plausibile da ciò che appartiene alla costruzione agiografica,
ciò che davvero proviene da Francesco da ciò che gli è stato attribuito. Il
risultato è un ritratto più umano, più sfaccettato, più autentico.
Il
libro di Cazzullo riesce restituisce un
San Francesco vivo, complesso, sorprendentemente moderno. Non un’icona
immobile, ma un uomo che ha attraversato il suo tempo con una forza
rivoluzionaria e una visione limpida. La lettura lascia la sensazione di aver
incontrato davvero Francesco, non quello delle immagini edulcorate, ma quello
vero: appassionato, ribelle, innamorato della vita e dell’umanità. È un saggio
che non solo racconta, ma invita a riflettere.

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