Dal 12 settembre 2003 al 2 febbraio 2004 si tenne al Museo
degli Argenti (Palazzo Pitti, Firenze) una mostra dedicata alla gioielleria
medicea dal XVI e XVIII secolo. Curatrice della mostra, allestita da Mauro
Linari, fu Maria Sframeli che ne curò anche il catalogo.
I gioielli sono il genere artistico che più
difficilmente si è conservato nel corso dei secoli. Questo perché le pietre
venivano spesso rimosse e i materiali preziosi fusi per essere trasformati seguendo
la moda del momento o, talvolta, più semplicemente per fare cassa.
Oggi, l’unico modo di ricostruire l’iconografia dei
gioielli perduti è quello di affidarci alla pittura e ai documenti d’archivio.
Le prime notizie sull’interesse dei Medici per i
gioielli risalgono ai tempi di Giovanni di Bicci. Il primo della famiglia
che iniziò a collezione gioielli, però, fu Cosimo de’ Medici. Al suo tempo
risalgono infatti le prime commissioni ad artisti quali il Ghiberti per la realizzazione
di montature per cammei antichi e oggetti preziosi. Questa passione per la
gioielleria si intensificò poi con Piero de’ Medici e con il figlio
di questi Lorenzo il Magnifico.
Nel Quattrocento il collezionismo di preziosi, seguendo un antico retaggio mercantesco e medievale, oltre che un desiderio da soddisfare per il proprio piacere personale, era ancora considerato soprattutto un sicuro investimento di capitali. In quell’epoca non vi era ostentazione dei gioielli, prova ne sono gli affreschi dove i personaggi della famiglia non indossano nessuna gemma importante anche laddove siano abbigliati con eleganza.
Era consuetudine, inoltre, nelle cerimonie nuziali
fare dono di gioielli alla sposa da parte di amici e parenti ovviamente a
seconda della condizione sociale ed economica di appartenenza.
Purtroppo, nessun gioiello mediceo quattrocentesco è
giunto a noi.
Il matrimonio di Cosimo I con Eleonora di Toledo segnò
un punto di svolta anche per i preziosi che divennero i protagonisti principali
per la promozione di quell’immagine pubblica voluta dallo stesso Cosimo per il
proprio governo.
Nel 1545 fece il suo ingresso a Firenze Benvenuto
Cellini. Impegnato con il suo Perseo, che venne poi collocato nella Loggia
dei Lanzi, il Cellini dovette dedicare
però parte del suo tempo anche alle continue richieste di Eleonora di Toledo
con la quale non ebbe un rapporto sereno. Si dice infatti che lei fosse
alquanto esigente e capricciosa. Non meno pretenziosa e appassionata di
gioielli fu la seconda moglie del granduca Cosimo Camilla Martelli.
Le donne della famiglia potevano usufruire solo temporaneamente
dei gioielli di cui entravano in possesso poiché questi erano di fatto
proprietà della corona e come tali venivano trasmessi solo per linea maschile.
Oltre a quello di Benvenuto Cellini altri sono i nomi ricordati
in quel periodo e tra questi vi è anche quello di Hans Domes famoso per
aver realizzato la corona granducale di Cosimo I. Francesco I, il suo successore,
invece, ne commissionò una nuova ancora più suntuosa all’orefice Bylivert.
Tra i gioielli più preziosi della corte medicea si
ricorda il famoso diamante di colore paglierino detto "il Fiorentino”
acquistato da Ferdinando I e oggi andato perduto. Ricordato ancora negli
elenchi del 1741, ne possiamo ammirare solo l’immagine in un dipinto di Maria
Maddalena d’Austria dove l’acconciatura è completata da un pennino decorato proprio
con il famoso diamante.
Altro straordinario gioiello fu il cosiddetto “Collare
di Ferdinando” dove sembra fossero profusi ben cinquemila brillanti. Anch’esso fece la fine di molti gioielli fusi e
smontati per seguire le mode del momento. In questo caso fu Cosimo III che lo
fece smontare in occasione del matrimonio del Gran Principe Ferdinando con
Violante di Baviera. Parte dei gioielli
destinati alla sposa derivavano proprio dal famoso collare.
Il catalogo ci porta ad esplorare la Corte medicea e
il mondo delle varie istituzioni dell’epoca; molto interessanti sono i
paragrafi dedicati al Toson d’oro e all’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano,
quest’ultimo istituito da Cosimo I de’ Medici.
La lettura si rivela una vera passeggiata nella storia
della gioielleria. Non solo orecchini e pendenti, tanto amati dalle donne
della dinastia medicea, ma anche preziosi che adornavano le varie acconciature (grillande,
pennini, sopracciuffi), cinture e paste odorifere da inserire all’interno
dei gioielli stessi.
Scorrono dinnanzi a noi le immagini dei diversi
personaggi con le loro storie, come quelle di alcune donne di casa Medici che andarono
in sposa nelle varie Corti lontane dal Granducato portando con sé l’eleganza dell’arte
e dell’oreficeria fiorentina.
E si arriva così all’ultima donna della dinastia, Anna
Maria Luisa l’Elettrice Palatina di cui tante volte abbiamo parlato. Lei nutrì
una vera passione per quelle che venivano chiamate galanterie gioiellate.
Purtroppo, questo patrimonio non fu facile da mettere in salvo e pochissimo
è giunto sino ai giorni nostri.
Questo libro offre spunti di lettura diversi sia dei protagonisti
che dell’arte e della moda del loro tempo. Dopo la lettura di questo volume, ad
esempio, lo sguardo che si rivolgerà ad un dipinto non sarà più lo stesso perché
quella pittura assumerà ai nostri occhi moltissime sfumature diverse facendoci porre anche
inaspettati interrogativi.
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