Siamo giunti al capitolo
conclusivo della trilogia. Matteo Strukul torna nella Venezia del Seicento per
portare a compimento ciò che era rimasto in sospeso.
Una serie di morti misteriose sembra ricondurre alla mano
dell'Invelenada, che, contro ogni aspettativa, pare essere sfuggita alla
morte per la seconda volta, nonostante le ferite apparentemente fatali
riportate al termine del volume precedente. La donna è tornata con un obiettivo
ben preciso: vendicarsi di tutti coloro che, negli ultimi dodici anni, hanno
ostacolato i suoi piani.
La
sua sete di vendetta dà il via a una vicenda intricata, che non risparmia
sorprese e costringe il lettore anche a fare i conti con alcune perdite
dolorose. Diversi personaggi ai quali ci eravamo affezionati nel
corso dei romanzi precedenti sono destinati a uscire di scena, lasciando un
segno in una storia che non ha mai fatto sconti ai suoi protagonisti.
A fare da sfondo è la terribile peste del 1630, che devasta
Venezia e ne trasforma profondamente il volto. Il lazzaretto, i tentativi
di purificare l'aria e gli scontri tra le diverse correnti di pensiero della
medicina dell'epoca arricchiscono la narrazione, intrecciandosi con amori,
passioni travolgenti e desideri di vendetta, veri motori della vicenda.
Uno degli aspetti più
interessanti di questo capitolo conclusivo è l'evoluzione dei personaggi. Non sono più soltanto il riflesso di
ciò che hanno vissuto in gioventù, ma il risultato delle esperienze, dei
tradimenti e delle sofferenze che li hanno accompagnati nel corso della
trilogia. Sono cambiati, maturati e
diventati più consapevoli, ma anche più complessi e imprevedibili.
È il caso della pittrice Chiara Varotari, ormai pronta
a tutto pur di salvare se stessa e il suo amato El Caigo. Lei stessa sembra
quasi stupirsi della donna che è diventata. In una città come Venezia, dove
arte, bellezza e raffinatezza convivono con intrighi e violenze, non sono
necessariamente i migliori o i più meritevoli a sopravvivere, ma coloro che sanno
adattarsi. E, in un mondo tanto
spietato, la qualità più preziosa sembra essere proprio la capacità di non
avere pietà.
Venezia è ancora una volta
la vera protagonista del romanzo: culla di arte, seduzione e piacere, città di
straordinaria bellezza, ma anche madre feroce e crudele, capace di trascinare i
propri figli nelle situazioni più terribili e impensabili. Dietro il fascino delle calli e dei palazzi si nasconde un universo di
ambizione, violenza e lotte per la sopravvivenza, dove anche la vanità può trasformarsi
in una pericolosa ossessione.
Strukul recupera le
atmosfere del feuilleton e accompagna il lettore in una Venezia suggestiva e
decadente, tra intrighi, colpi di scena e un ritmo narrativo incalzante. L'ingresso di nuovi personaggi arricchisce ulteriormente
la vicenda, mentre tra le figure più oscure spicca ancora una volta l'Invelenada, il cui fascino ambiguo
esercita un magnetismo difficile da ignorare. Le sue azioni suscitano
riprovazione, ma il suo carisma finisce inevitabilmente per catturare
l'attenzione del lettore.
Con questo ultimo capitolo,
Matteo Strukul conclude una trilogia di
passioni, vendette e intrighi, accompagnando i suoi personaggi fino
all'ultimo atto della loro storia. Una conclusione che ci riporta nel cuore di una
Venezia tanto seducente quanto spietata,
dove la bellezza non è mai sinonimo di innocenza e dove, per sopravvivere,
bisogna talvolta imparare a diventare ciò che non si sarebbe mai immaginato.
Di seguito i link dei
precedenti romanzi:
La vendetta dei leoni di Venezia

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