I jataka
sono i racconti della nascita, un vasto
corpus di storie che ripercorrono le molte vite del Buddha prima
dell’illuminazione. In queste narrazioni il futuro Buddha appare in forme
diverse: animale, umana o divina.
Al
centro dei jataka
c’è la legge del kamma (karma in sanscrito):
ogni azione compiuta intenzionalmente genera un seme destinato a maturare nelle
esistenze successive. Le azioni buone portano frutti buoni, quelle cattive
frutti cattivi. Le rinascite possono
assumere molte forme, ma è solo nell’incarnazione umana che diventa possibile
sciogliere definitivamente il debito karmico e raggiungere l’illuminazione.
Per
lungo tempo si è pensato che questi racconti fossero destinati soprattutto ai
laici buddhisti, grazie alla loro immediatezza e alla struttura narrativa
semplice e piacevole. Studi più recenti suggeriscono invece che fossero rivolti
principalmente a monaci e monache, come strumenti di riflessione e
insegnamento. Ogni jataka segue una struttura
tripartita: un episodio del presente, la storia del passato e infine la
connessione karmica che unisce i due piani temporali.
Il
libro non presenta l’intero corpus dei jataka,
ma ne propone una selezione ampia e
scelta con grande attenzione. Al termine di ogni racconto troviamo un
commento ricco e illuminante delle curatrici, Genevienne e Tea Pecunia, che
orienta la lettura senza appesantirla. Grazie a queste guide alla lettura è
possibile cogliere implicazioni e raffinate complessità morali che a un lettore
meno esperto potrebbero facilmente sfuggire.
Molti
protagonisti sono animali e il pensiero corre spontaneamente alle favole di
Esopo. Ma qui l’animale non è mai ridotto a una maschera fissa (la volpe astuta
o il leone saggio) bensì diventa un veicolo per esplorare la complessità morale
dell’esistenza.
Ciò
che colpisce, leggendo, è l’attualità
sorprendente di queste storie. Offrono
spunti preziosi per affrontare la vita quotidiana con maggiore consapevolezza; celebrano virtù come la generosità, si oppongono all’eccesso di materialismo
che caratterizza il nostro tempo, invitano a riconoscere il valore della
comunità, ma anche l’importanza del lasciar andare. Ricordano che non tutte le
azioni negative ci condannano; se non sono frutto della nostra volontà, non
generano lo stesso peso karmico di quelle compiute deliberatamente.
In questi racconti
convivono parabola morale, insegnamento spirituale e gusto narrativo. Ci trasportano in un
mondo lontano, eppure ci parlano con una chiarezza sorprendente del nostro
presente. Sono storie leggere, piacevoli
da leggere, ma capaci di aprire spazi di riflessione profonda.
Leggendo "San Francesco" di Aldo Cazzullo mi aveva colpito un passaggio in particolare: il parallelo, appena accennato ma potentissimo, tra la figura del santo di Assisi e quella del Buddha storico, Siddharta Gautama. Due vite lontanissime nel tempo e nello spazio, eppure attraversate da una stessa intuizione, la possibilità di un’umanità diversa, fondata sull’inclusione e sulla fraternità universale.
Questa affinità
emerge con forza quando si sfogliano i jataka.
In queste pagine prende forma un’idea di comunità che non esclude, ma accoglie: un microcosmo dove
le distinzioni di casta vengono sospese e ogni individuo, indipendentemente
dalla sua origine, trova un posto. È un gesto rivoluzionario, soprattutto se si
pensa che il Buddha stesso diede il suo
assenso alla prima ordinazione
femminile della storia, aprendo la via a una comunità monastica di
donne. La stessa radicalità la ritroviamo in Francesco. Anche lui, come
Siddharta, scelse di scardinare le gerarchie del suo mondo. Non solo accolse
Chiara d’Assisi nella sua visione di vita evangelica, ma la sostenne, la guidò,
la incoraggiò a fondare una forma di consacrazione femminile che fosse
pienamente parte della famiglia francescana nascente. Non un’appendice, non un
ruolo subordinato, ma una presenza essenziale, riconosciuta e amata.
Buddha e Francesco si sfiorano davvero nella capacità di immaginare una comunità dove l’altro non è un intruso, ma un fratello o una sorella. Una comunità che non si difende, ma si espande. Che non teme la differenza, ma la riconosce come parte del tutto.


